La strada è lunga, la Samp deve uscire dalle sabbie mobili

La strada è lunga, la Samp deve uscire dalle sabbie mobili

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E allora vinci Sampdoria, la strada è lunga. Vogliamo prendere spunto da uno dei cori della Sud, una delle poche certezze di questo desolante avvio di stagione, per analizzare la serata di Firenze. Quarta sconfitta in cinque gare, che si traduce nell’ultimo posto in classifica a braccetto con la SPAL travolta in casa dal Lecce. Una classifica certo corta – a sole tre lunghezze si trovano ben sei formazioni, tra cui Milan e Torino in campo stasera – ma non per questo meno avvilente. E sabato arriva al Ferraris la lanciatissima Inter di Antonio Conte, capolista con cinque successi consecutivi in tasca e una sempre maggiore consapevolezza della propria forza.

Eppure, la sfida alla Fiorentina era partita col piede giusto: subito in palla i ragazzi di Eusebio Di Francesco, capaci di comandare le operazioni nelle prime battute e di costringere, con Caprari, Drągowski al grande intervento. Poi, però, la maggior qualità della rosa viola è emersa con chiarezza. Con un magnifico direttore d’orchestra – Frank Ribery – a guidarli, i gigliati hanno guadagnato campo, sfondando soprattutto sul fronte sinistro blucerchiato e trovando il vantaggio poco dopo la mezz’ora grazie proprio all’intuizione del fenomeno ex-Bayern. Samp incapace di costruire gioco, mai davvero pericolosa dopo la fiammata iniziale.

Con Di Francesco chiamato a correre ai ripari in avvio di ripresa, bocciando senza appello Ramírez e Gabbidini rimasti negli spogliatoi per far spazio a Rigoni e Bonazzoli, anche i primi minuti della ripresa lasciavano ben sperare, mostrando una Sampdoria volenterosa e in grado di mettere paura alla retroguardia Viola. L’ottimo impatto sul match di Rigoni portava in dote anche una traversa, appena prima del definitivo sipario: il secondo giallo ai danni di Murillo, apparso a dire il vero un errore piuttosto evidente da parte dell’arbitro Doveri.

Ma non è questo il momento di cercare appigli: più produttivo è, senza dubbio, concentrarsi sugli aspetti positivi, senza tacere le troppe ombre. Alla rete di Bonazzoli, che ha dimostrato di poter garantire l’indispensabile riposo a Quagliarella, a un Bereszyński in crescita nel ruolo di terzo di destra, a un Ekdal che ha confermato quanto di buono evidenziato nella vittoria sul Torino, fanno infatti da contraltare la prova incolore dei già citati Ramírez e Gabbiadini, la preoccupante inconsistenza di Caprari, un Murru apparso involuto come quarto di centrocampo, oltre a una difesa tornata a mostrare sanguinose crepe dopo la bella prova di domenica.

Da qui dovrà ripartire Di Francesco, con una sfida che ha le sembianze di un K2 alle porte e un campionato che non aspetta nessuno. Già, la strada è lunga.

 

Diego Baracchi

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