Gazzetta dello Sport – Lascia o raddoppia. Samp, da Ferrero a Giampaolo. Il futuro è in bilico

Gazzetta dello Sport – Lascia o raddoppia. Samp, da Ferrero a Giampaolo. Il futuro è in bilico

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Rien ne va plus, i giochi sono fatti. «La pallina deve cascare adesso, perché non sappiamo quando ci ricapiterà». In tempi non sospetti, con una metafora particolare, ma assolutamente efficace, Marco Giampaolo aveva sintetizzato così la necessità da parte della Sampdoria di prepararsi a compiere l’ultimo e più difficile salto di qualità della sua storia recente, quel maledetto «uno per fare trentuno» che sarebbe poi diventato una sorta di tormentone (non esaudito, ahimè) degli ultimi giorni. In realtà, adesso, perché la Samp passi alla cassa a riscuotere il lavoro avviato dalla società nel 2016, proprio con il tecnico attuale in panchina, il primo tassello da mettere a posto sarà proprio quello dell’allenatore. Di fatto, una sorta di mosaico da mettere a posto e, possibilmente, completare nelle prossime quattro partite.

CLUB Ieri si è tenuta a Roma l’assemblea degli azionisti blucerchiati, chiamata all’ultimo passaggio formale relativamente al bilancio 2018 con il maxi­attivo di dodici milioni già approvato dal CdA blucerchiato. Adesso, quindi, il primo tassello da sistemare, perlomeno a livello temporale, è ovviamente quello della proprietà. Massimo Ferrero (ancora amareggiato per gli insulti ricevuti dai distinti) rimane alla finestra, come sta facendo da almeno cinque mesi: ha stabilito un prezzo — circa 130­140 milioni —, con relative condizioni di vendita, che sino ad oggi (dopo un primo e lontanissimo abboccamento con il cosiddetto gruppo Valli) nessun soggetto potenzialmente interessato è stato in grado di soddisfare. La sua intenzione, giova ribadirlo, è quella di vendere, ma sinora non c’è stata alcuna offerta concreta. Il domani, però, è dietro l’angolo. Serve progettare un futuro con Giampaolo, se nulla dovesse cambiare, il quale a sua volta (l’ha confermato domenica sera) sarà ben disposto ad allungare il suo contratto solo dopo avere capito le intenzioni della società e il relativo progetto tecnico.

SCELTE Tutto il resto sarà solo una conseguenza di questi primi due punti, e il tempo stringe: in un paio di settimane al massimo chi fosse interessato a comprare il club di Corte Lambruschini alle condizioni stabilite dal patron dovrebbe portare il discorso su un piano diverso da quello di un contatto verbale. Vialli, fondo arabo o inglese, poco importa. Sino ad oggi, al di là di molti discorsi, ciò non sembra essere ancora avvenuto. Certo è che questa Sampdoria si è fermata sul più bello, quasi a un passo dal cielo, è pur vero che a parte la visione utopistica dell’ormai ex Sabatini nessuno in società s’era mai spinto a certi discorsi di gloria ad inizio stagione. L’impressione, suffragata dalle prove sul capo, è che l’ultimo scalino da salire sia soprattutto mentale. E, cioè, che la squadra debba trovare la forza nella propria testa di elevare stabilmente le proprie ambizioni. Volendo competere a certi livelli, rimanendo sull’obiettivo sino alla fine, non si potrà più sbagliare l’approccio alla gara, com’è accaduto più di una volta anche in questa stagione. Gli ultimi esempi: la trasferta di Bologna e la gara con la Lazio al Ferraris.

ORGOGLIO A proposito dei biancazzurri: «Abbiamo salvato l’onore nel secondo tempo, arrivando a raschiare il fondo del barile delle nostre risorse nervose, ma avremmo dovuto farlo prima», ha spiegato Giampaolo facendo riferimento alla differenza di ritmo fra primo e secondo tempo contro la squadra di Simone Inzaghi. Non è un complimento: al contrario, un’ulteriore fonte di arrabbiatura per tutti nello spogliatoio del «Mugnaini».

ESAME DI COSCIENZA Gli ultimi 360 minuti del campionato diranno quindi molto del futuro sampdoriano, più di quanto gli stessi protagonisti blucerchiati potrebbero pensare. Bisogna cambiare dimensione innanzitutto con la testa, «perché la Sampdoria non è una provinciale». Qui sta il problema. Giampaolo vuole andare oltre: a Genova e alla Samp sta da re, ma adesso vuole alzare l’asticella: lui, e il suo gruppo. Ecco perché, prima che a Ferrero, chiederà a loro di dimostrargli che esistono già oggi le basi per allestire un progetto più ambizioso di quello attuale. Sempre che — ma ad oggi sembra difficile — qualcuno non cali l’asso proprio ora che i giochi sembrano chiusi.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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