Marco Giampaolo è un veggente, può provare a consolarsi così. Perché lo aveva previsto: «L’Atalanta ha una maggiore ampiezza di gioco rispetto a noi». Ampiezza mezza bellezza. Poi c’è il resto. «Credo che alla fine la qualità dei giocatori farà la differenza». Ecco, questa era più facile da pensare. Ma aveva concluso anche, il tecnico della Samp, che sarebbe stata una partita per la quale valeva la pena pagare il biglietto. Altra previsione azzeccata: nonostante lo zero alla voce gol alla fine del primo tempo e il numero esiguo di tiri efficaci, Samp-Atalanta ha regalato ritmi alti ed emozioni, grazie anche all’irascibilità di Gian Piero Gasperini, che, con l’Atalanta in vantaggio (gol di Zapata), si è infuriato per un rigore fischiato dall’arbitro Fabbri, uno di quei rigori che si possono dare e anche non dare, come si suol dire. A metà del secondo tempo Fabbri lo ha cacciato, lui ha fatto tutto il campo quasi in diagonale per raggiungerlo vicino l’area Samp, poi ha virato verso gli spogliatoi. Un attraversamento di campo necessario vista la conformazione di Marassi che si è concluso con un notevole parapiglia nel tun nel: sono volate parole e mani, con il segretario della Samp, Massimo Ienca, finito contuso. Il presunto colpevole parla di sceneggiata, la Samp dà una ricostruzione diversa. Difesa e accusa, schema classico. Come ormai un piccolo classico è diventato il calcio totale della sua Atalanta.
FOSSA DEI LEONI Che è bella, aggressiva, con le idee chiare dall’inizio alla lunga fine (sette minuti di recupero). L’Atalanta parte dominando la Samp, che a centrocampo viene rimbalzata da una parte all’altra, sovrastata dalla fisicità dei bergamaschi, dagli scambi veloci, dai raddoppi e dagli inserimenti continui di Gosens. Il pressing è feroce e l’arte dell’anticipo esercitata con naturalezza dai difensori, Mancini sopra tutti. Sala e Murru provano a difendere e ripartire, ma le corsie sono terra di conquista soprattutto a destra, dove Hateboer e Ilicic giganteggiano. Lo sloveno non è preciso nelle conclusioni, però disegna calcio ovunque, inventa e strappa palloni. L’imprendibile Papu fa il resto, con Zapata generoso nel favorire le gite in area dei centrocampisti. Il gol che non arriva nel primo tempo arriva subito nel secondo da piedi di Zapata: solita invenzione di Ilicic che pesca in profondità il colombiano, bravo a ingannare Audero con un tiro che arriva in rete con la maestria del falso tempo. La Samp ha il serbatoio quasi vuoto, ma prova a reagire: Ramirez entrato nel finale del primo tempo al posto dell’infortunato Saponara reclama un rigore al 20’ che Fabbri nega, ma subito dopo un’altra caduta in area di Ramirez convince l’arbitro: Quagliarella arriva a quota venti e porta in dote alla Samp un pareggio che dura poco. Quando Hateboer pesca Gosens per un gol spettacolare, i nervi già saltati a Gasperini saltano anche alla Samp. La Dea no, la Dea e il suo pittore Ilicic si mantengono lucidi. L’Europa non ammette passi falsi.
Fonte: La Gazzetta dello Sport
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