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Gazzetta dello Sport – Petagna decisivo, Quagliarella storico: sfida tra…speciali

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Il primo, Fabio Quagliarella, si è preso la Samp a suon di gol, e del gruppo di Marco Giampaolo è oggi il leader riconosciuto. Il secondo, Andrea Petagna, sta viaggiando a numeri da primo della classe in una Spal dove pure lui è l’anima dell’attacco. Addirittura, quest’ultimo (con 10 gol all’attivo), è il giocatore più decisivo dell’intera serie A per il proprio club, avendo realizzato sin qui il 45% dei gol della Spal. Nessuno come lui, ma sul podio ci sono anche Pavoletti (43%, 10 reti su 23 nel Cagliari) e proprio il capitano della Sampdoria (41%, 17 centri su 41). Un’incidenza pesante nel bilancio offensivo dei rispettivi club, ma tutt’altro che casuale per entrambi.

SUPER FABIO La perla di questa stagione, comunque inarrivabile, è per Quagliarella: il record eguagliato di gol in partite consecutive (11), che apparteneva a Batistuta, stabilito 24 anni fa. Ora che è entrato di diritto nella storia, non solo blucerchiata, ed è andato a fare lo stagista di lusso alla corte di Mancini a Coverciano, il capitano della Samp punta alla definitiva consacrazione, se riuscisse, insieme alla banda di Giampaolo, a riportare la Sampdoria in Europa League. O, perlomeno, a tenerla in corsa sino a fine campionato. Ieri, il tecnico è stato chiarissimo sull’argomento: «Se è vero che AtalantaeTorino stanno disputando un grande campionato, noi non siamo la ruota di scorta di nessuno».

MALINTESO Chi, oggi, avrà invece una gran voglia di mostrare quanto valga davvero, è Petagna nei confronti di una Sampdoria dove arrivò appena diciottenne nel settembre 2013. Lo accolsero con tutti gli onori, grazie anche alle eccellenti referenze di Allegri, e lui si ambientò in fretta. La realtà, però, si rivelò assai meno piacevole del previsto, anche se curiosamente Andrea fece il suo debutto in maglia blucerchiata al posto di Gabbiadini (settembre 2013), contro il Milan. Ma il feeling vero con la piazza non scattò mai. Colpa di qualche errore di troppo in campo e dell’impossibilità per un giocatore così giovane di dare il suo apporto a un gruppo allenato prima da Delio Rossi e poi da Sinisa Mihajlovic. Avrebbe poi raccontato Petagna, ora a segno da quattro gare di fila, il peso insopportabile di essere stato considerato troppo presto il salvatore della patria. Nel gennaio dell’anno dopo, sarebbe stato già addio. Di nuovo al Milan, in tempo per andare a vincere con Filippo Inzaghi il Torneo di Viareggio. Oggi è tutta un’altra storia.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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Redazione

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