Gazzetta dello Sport – Giampaolo 100 volte Samp

Gazzetta dello Sport – Giampaolo 100 volte Samp

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Novantanove. E domenica, a San Siro, nello stadio che Marco Giampaolo ama più di qualunque altro al mondo, il tecnico sampdoriano raggiungerà la tripla cifra in fatto di panchine blucerchiate in serie A. L’uomo di Giulianova si è preso la Samp ed i suoi tifosi passo dopo passo, con un amore totalizzante al quale ha sacrificato quasi tutto il resto della sua esistenza. Ammettendo inoltre come l’esperienza genovese lo abbia reso più povero sul piano dei sentimenti, talmente grande è stato lo sforzo per far crescere la Samp, e lui con la squadra. Non è questione di risultati, vittorie o sconfitte: questo non vuole essere un arido bilancio di numeri e statistiche, ma il racconto dettagliato di un lavoro preso come una missione (non ancora conclusa) dall’allenatore sampdoriano.

PIÙ GRANDI Primo obiettivo: crescere e valorizzare i giovani di qualità, per ottenere da una parte risultati e dall’altra per mettere il club nelle condizioni di fare mercato. Anche grazie a questa strategia alcuni talenti portati a Genova dal diesse Carlo Osti sono diventati splendide realtà ed hanno fruttato al club di Massimo Ferrero ricche plusvalenze da reinvestire nella società, facendo diventare al tempo stesso la Samp un club solido e appetibile anche sul piano finanziario (la notizia di un incontro imminente con un potenziale acquirente straniero non ha trovato sinora conferme).

INTRANSIGENTE Ma Giampaolo è stato bravo a farsi apprezzare senza mai scendere a compromessi. Il lavoro come unica strada per arrivare al risultato. Facile sarebbe stato cambiare abito o mentalità a seconda di dove tirava il vento, così da ingraziarsi la piazza. Invece no. Ha tirato diritto per la sua strada, ha rischiato il doppio, ma il risultato, almeno sino ad oggi, è stato infinitamente più sostanzioso. E prestigioso. Giampaolo è un uomo e un allenatore ambizioso, eppure questa voglia di crescere e di diventare sempre più grande è andata di pari passo con la crescita della Samp. Ritenuta, non solo a parole, come il punto più alto della sua carriera, non come un trampolino per andare a cercar fortuna altrove. E così ha fatto crescere il club anche a livello di staff, come partecipazione alla costruzione delle nuove strutture. Giampaolo dà tutto se stesso, e la medesima cosa chiede ai suoi.

TATTICA Sempre rimanendo negli anni fedele al suo 4­3­1­2, un’identità tattica di cui va fiero. Spesso considerata come un limite: in realtà dal 2016 ad oggi nei momenti di difficoltà la squadra si è rialzata proprio facendo leva sulla metodologia e sulle coordinate codificate. Giampaolo, per esempio, teorizza la figura del trequartista come la massima espressione del talento calcistico. Costi quel che costi, non ha mai derogato in questi due anni e mezzo di vita blucerchiata dal principio di proporre una squadra votata al gioco offensivo, mai speculativa. Il calcio come cultura.

GENTE Genova non è Giulianova, ma grazie alla sua gente silenziosa ed al suo mare ne è rimasto conquistato mitigando così la nostalgia di casa. Qua e là, però, è cambiato: il mister è un uomo spigoloso, ma genuino. Sempre. Di recente, tanti hanno apprezzato la sua capacità di far e un’autocritica profonda, ma pure un’autoironia inaspettata nel momento di sdrammatizzare una situazione.

AMULETO E anche se a lui poco interessa il dato numerico in generale, giova ricordare che in queste 99 panchine blucerchiate in serie A ormai alle spalle è rimasto imbattuto nelle stracittadine della Lanterna, con quattro derby vinti consecutivamente e uno pareggiato, l’ultimo. Ce n’è abbastanza per far dire ai sampdoriani che meglio di così difficilmente lui avrebbe potuto fare.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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