L’ uomo che è riuscito a fermare il tempo ha vissuto la sua solita settimana straordinariamente normale, in una lunga vigilia che proprio come tutte le altre di questo campionato non è, nè potrebbe essere. Fabio Quagliarella si è presentato tutti i giorni almeno un’ora prima dell’inizio degli allenamenti al «Mugnaini», nel nome di una prevenzione degli infortuni che sta alla base della sua longevità agonistica. Nella testa — sua, dei compagni, ma di tutto l’ambiente Samp—il record di Gabriel Batistuta (che riuscì ad andare a segno in undici gare consecutive nella stagione 1994-95). Con un gol all’Udinese, superFabio, a quota dieci partite con gol, potrebbe eguagliare questo primato che resiste da ventiquattro anni.
STORIA «Lui sente che quanto sta facendo è clamoroso, qualcosa che rimarrà negli annali del calcio», racconta con giustificato orgoglio Marco Giampaolo, allenatore, padre, confidente. Di Quagliarella, ma non solo. E proprio il tecnico, assolutamente convinto che questo appuntamento così speciale non distoglierà i suoi dall’importanza della partita con l’Udinese, aggiunge: «Fabio pagherebbe se potesse fare un patto con il diavolo, perché questo è un record che sino ad oggi solo un giocatore è riuscito a centrare». Quagliarella come Batigol, ultimo atto oggi alle 18, stadio Ferraris. Ci voleva il miglior Quagliarella della carriera per poter scalare una montagna così alta.
SEGRETI Ma come è possibile restare integri fisicamente e competitivi a trentacinque anni, competere alla pari con calciatori più giovani di dieci o quindici anni? Raccontano che Quagliarella oggi abbia pochi, ma sani principi di vita: prevenzione fisica, ossia lavoro fisioterapico e massaggi particolarmente accurati prima di ogni seduta di allenamento. Qualcosa del genere, quasi trent’anni fa, l’avevamo vista nello stesso spogliatoio di oggi con Pietro Vierchowod, nome simbolo della Sampd’oro tricolore di Boskov, Vialli e Mancini. E, ancora, orari assolutamente regolari, rare uscite serali e — sentite un po’ — pochi trasferimenti in auto durante la settimana per non affaticare l’organismo. Di fronte a un professionista del genere, persino un tecnico severo come Giampaolo sveste i panni del comandante: «Parlare a Fabio? Non è necessario — prosegue lui —, proprio perché Quagliarella ha la maturità giusta per capire le cose, Lui va da solo, non devo dirgli nulla. L’ho visto bene in settimana, particolarmente applicato, ho avuto la sensazione che abbia curato bene il suo motore».
FUTURO Nei giorni ormai abbastanza lontani in cui radiomercato vedeva per lui come ipotesi concreta a fine stagione un trasloco verso lidi calcistici milanesi, sulla carta più prestigiosi, lui era già impegnato a discutere i dettagli di un rinnovo di contratto che è sembrata — a lui in primo luogo, ma pure alla società del presidente Ferrero — la cosa più naturale da fare. Quagliarella è un giocatore mentalmente vecchio stampo, che dà il meglio di sé quando riesce a vivere lontano dal palcoscenico, almeno sino a quando non lo chiamano a recitare da protagonista. Genova e la Sampdoria — storiella vecchia, ma sempre d’attualità, e un motivo ci deve essere — non sono soltanto il luogo e la squadra che gli ha offerto un lido protetto quando tre anni fa si ruppe il feeling con il Toro. Ma molto, molto di più.
Fonte: La Gazzetta dello Sport
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