La Sampdoria che esce dal Partenio non è semplicemente una squadra sconfitta: è una squadra svuotata, una squadra che ha smarrito il proprio centro di gravità, una squadra che sembra aver perso il contatto con il proprio stesso perché. Il 4-1 dell’Avellino non è un risultato: è una sentenza. È la fotografia di un gruppo che, dopo tre settimane di sosta, si presenta al cospetto dei Lupi come un organismo privo di spirito, di fame, di identità. E quando una squadra non sa più chi è, il campo diventa un tribunale spietato.
Il vantaggio di Cheddira, che anticipa Gartenmann con una facilità quasi simbolica, è il primo indizio di una fragilità mentale che precede quella tecnica. L’eurogol di Insigne, terza rete stagionale, è l’unico gesto di vita, l’unico atto di fede in una serata che di fede non ha nulla. Ma è un lampo isolato, un’illusione che dura un minuto. Perché tra il 20’ e il 29’ l’Avellino chiude la pratica con una brutalità chirurgica: Palumbo, Russo, Besaggio. Nove minuti che non sono una tempesta, ma una resa. Una resa totale.
La Samp non entra mai in partita. Non lo fa in difesa, dove Gartenmann vive una serata da protagonista negativo, sempre un passo indietro, sempre un attimo in ritardo.
Non lo fa a centrocampo, dove Makoumbou regala la palla del 4-1 come se volesse liberarsi da una responsabilità troppo pesante.
Non lo fa in avanti, dove il nulla cosmico inghiotte ogni tentativo, tranne quello di Insigne, l’unico a salvarsi nel buio pesto di Avellino. Il resto è confusione, smarrimento, assenza di idee, assenza di anima.
Corradi, nel secondo tempo, sbaglia assetto e sbaglia cambi. Non perché non sappia cosa fare, ma perché quando una squadra è vuota, ogni scelta diventa un tentativo disperato di rianimare un corpo che non risponde più.
Le sostituzioni generano solo caos, come se si cercasse di ricomporre un puzzle con pezzi che non appartengono allo stesso disegno.
Dopo la vittoria contro il Catanzaro e la lunga sosta, ci si aspettava una Samp diversa: più feroce, più concentrata, più consapevole. Invece è arrivata l’ennesima Samp distratta, molle, scollegata. Una Samp che sembra vivere in un eterno presente senza memoria, dove gli errori non insegnano nulla e le lezioni non vengono mai assimilate. Una Samp che non cresce, non reagisce, non evolve.
E allora la riflessione diventa inevitabile: quanto pesa davvero la mano di Corradi? Quanto è responsabilità sua e quanto è responsabilità di una gestione che negli ultimi anni ha bruciato allenatori, idee, progetti, identità?
La storia recente dice che quando la Samp cade, spesso non cade solo l’allenatore: cade un sistema. Cade una visione che non c’è. Cade una struttura che non regge. Corradi rischia di pagare per colpe che non sono solo sue, come già successo ad altri prima di lui, vittime di una gestione sbagliata più che di un progetto tecnico.
La sconfitta di Avellino non è un incidente. È un monito. È un richiamo filosofico alla verità più dura del calcio: chi non sa chi è, non può competere. E oggi la Sampdoria non sa chi è. Non sa cosa vuole essere. Non sa dove vuole andare.
Finché non ritroverà il proprio perché, ogni “come” sarà destinato a fallire. Nietzsche lo aveva capito molto prima del calcio. La Samp, invece, sembra averlo dimenticato.
Come scriveva Nietzsche: “Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come.”
Ed è proprio il perché che oggi manca alla Samp.
Il tabellino della sfida tra biancoverdi e blucerchiati, 6.a giornata della Serie BKT 2026/27.
Avellino 4
Sampdoria 1
Reti: p.t. 12′ Cheddira, 18′ Insigne, 20′ Palumbo, 24′ Russo, 29′ Besaggio.
Avellino (3-5-2): Martinelli; Izzo, Enrici, Venturi; Missori, Palumbo (31′ s.t. Sounas), Palmiero (14′ s.t. Faticanti), Besaggio, Moruzzi (40′ s.t. Sala); Russo (31′ s.t. Biasci), Cheddira (14′ s.t. Favilli).
A disposizione: Iannarilli, Di Bitonto, Pandolfi, Berenbruch, Adamo, Simic, Di Paolo.
Allenatore: Nesta.
Sampdoria (4-3-2-1): Vindahl; Di Pardo, Gartenmann, Delli Carri, Cicconi; Henderson (23′ s.t. Depaoli), Makoumbou, Verschaeren (16′ s.t. Tutino); Karamoh (1′ s.t. Ferrari), Insigne; Lauritsen (23′ s.t. Begić).
A disposizione: Krastev, Massolo, Ravanelli, Cosi. Mbabu.
Allenatore: Corradi.
Arbitro: Sacchi di Macerata.
Assistenti: Biffi di Treviglio e El Filali di Alessandria.
Quarto ufficiale: Di Loreto di Terni.
VAR: Pezzuto di Lecce.
AVAR: Mazzoleni di Bergamo.
Note: ammoniti al 21′ s.t. Venturi, al 32′ s.t. Ferrari, al 36′ s.t. Favilli, al 46′ s.t. Izzo, al 48′ s.t. Besaggio per gioco scorretto; recupero 1′ p.t. e 5′ s.t.; terreno di gioco in sintetico.
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