Editoriali

La Sampdoria oltre il calcio: il valore dell’appartenenza nella notte del Club Luca Vialli e Bobby Gol

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“La comunità si fonda su ciò che gli uomini amano insieme.” Sant’Agostino

Ci sono eventi che si raccontano attraverso i nomi degli ospiti, il prestigio della location o l’importanza dei premi assegnati. E poi esistono serate che sfuggono a queste categorie, perché il loro significato più autentico risiede altrove: nelle emozioni condivise, negli sguardi che si incrociano, nelle mani che si stringono e nella certezza di appartenere a qualcosa di più grande di noi.

La cena dei premi del Sampdoria Club Luca Vialli e Bobby Gol, magistralmente condotta dal Vice Presidente Luciano Costa con il costante sostegno del Presidente Angelo Vaccarezza e dei consiglieri Nicola Vaccarezza, Giuseppe Vitello, Cristina Bolla e Emanuele Nespeca assente per impegni lavorativi ma presente con il suo sostegno emotivo, celebrata ieri nella splendida cornice dell’Hotel Bristol di Genova, è stata una di quelle rare occasioni in cui il tempo sembra fermarsi.

Non una semplice festa, non soltanto un appuntamento annuale atteso da tanti tifosi, ma una vera e propria celebrazione dell’essere sampdoriani.

In un’epoca in cui tutto appare veloce, consumabile e spesso dimenticabile, esistono realtà che resistono proprio grazie alla forza della memoria. La Sampdoria, per chi la vive davvero, non è soltanto una squadra di calcio. È una storia che attraversa generazioni, una comunità che continua a riconoscersi negli stessi valori, un sentimento che riesce a sopravvivere alle vittorie e alle sconfitte, ai successi e alle delusioni.

La Sampdorianità autentica non nasce dai risultati di una domenica. Nasce dalla condivisione. Nasce dal riconoscersi negli stessi colori, negli stessi racconti, nelle stesse emozioni. È qualcosa che si tramanda come un patrimonio prezioso, quasi fosse un’eredità morale prima ancora che sportiva.

Per questo la cena dei premi rappresenta da sempre uno dei momenti più importanti dell’anno. Per qualche ora scompaiono le ansie, le preoccupazioni e i pensieri di una vita frenetica che scorre velocemente. Rimane soltanto ciò che conta veramente: l’appartenenza a una grande famiglia blucerchiata.

E proprio come ogni famiglia che si rispetti, anche quella Sampdoriana custodisce gelosamente il ricordo di chi non c’è più.

Tra i momenti più intensi della serata vi è stato il pensiero rivolto agli amici che negli anni hanno lasciato un vuoto impossibile da colmare. Un ricordo commosso per Peppo Fabbiani, presenza amata e indimenticabile del mondo blucerchiato, ma anche per Maria Orlando, storica tifosa della Sampdoria che ci ha lasciati soltanto lunedì scorso.

Il filosofo Paul Ricoeur sosteneva che la memoria non serve a trattenere il passato, ma a dare significato al presente. Ed è proprio questo il senso del ricordo all’interno della comunità Sampdoriana. Chi se ne va continua a vivere nelle storie raccontate, nei sorrisi evocati dagli aneddoti, nelle emozioni che riaffiorano ogni volta che il suo nome viene pronunciato.

Ricordare non significa guardare indietro con nostalgia. Significa riconoscere che tutto ciò che siamo oggi è stato costruito anche grazie a chi ci ha preceduto.

La serata ha poi celebrato alcune figure che hanno contribuito a scrivere pagine importanti della storia blucerchiata.

Luca Pellegrini, Giuseppe Dossena, Gianni Invernizzi, Sergio Volpi, Giovanni Guerrini ed Enrico Nicolini sono stati premiati non soltanto per i risultati ottenuti sul terreno di gioco, ma per qualcosa di più profondo e duraturo: il loro essere sampdoriani.

In un calcio sempre più orientato verso il business, il loro esempio rappresenta una testimonianza preziosa. Le loro parole, i loro ricordi e gli aneddoti condivisi con i presenti hanno riportato alla luce un calcio fatto di appartenenza, sacrificio e identità.

Nei loro racconti non c’erano soltanto episodi sportivi. C’era una visione del mondo. C’era la consapevolezza che indossare quei colori abbia significato, e continui a significare, rappresentare una comunità intera.

Ogni applauso rivolto a queste vecchie glorie non era soltanto un omaggio al passato. Era il riconoscimento di un’eredità che continua a vivere nel presente.

Allo stesso modo, grande emozione hanno suscitato gli interventi delle rappresentanti della Sampdoria Women, la capitana Bianca Fallico e Francesca Fabiano.

Le loro parole hanno sottolineato quanto sia importante il sostegno costante del club e dei tifosi. Hanno ringraziato per la presenza, l’affetto e la passione che ogni settimana accompagnano il loro percorso sportivo.

Un passaggio importante perché la Sampdoria non è soltanto memoria. È anche futuro.

Una comunità che vuole sopravvivere nel tempo deve essere capace di custodire il proprio passato senza smettere di guardare avanti. Deve saper onorare le proprie radici continuando però a generare nuovi capitoli della propria storia.

Tra gli ospiti della serata erano presenti anche Emanuele Vassallo, presidente della Federclubs, Matteo Tigano, autore de “Il Manuale dei Giovani Sampdoriani”, un progetto nato per tramandare alle nuove generazioni il significato più autentico dell’essere sampdoriano, e Caterina Fabbiani, sorella di Peppo Fabbiani, che ha ritirato uno speciale riconoscimento dedicato al fratello, scomparso lo scorso giugno.

La presenza di Matteo Tigano ha rappresentato un ulteriore richiamo a uno degli aspetti più importanti della Sampdorianità: la capacità di trasmettersi nel tempo. Perché una passione sopravvive soltanto quando diventa racconto, esempio e condivisione. Educare i più giovani alla storia, ai valori e all’identità blucerchiata significa garantire un futuro a quella comunità che da sempre fa della fedeltà e dell’appartenenza il proprio tratto distintivo.

Particolarmente toccante è stato poi il momento dedicato a Peppo Fabbiani. Attraverso il premio ritirato dalla sorella Caterina, la comunità blucerchiata ha voluto rendere omaggio a una figura che ha lasciato un segno profondo nell’ambiente sampdoriano. Perché esistono persone che, pur non essendo più fisicamente accanto a noi, continuano a essere parte integrante della nostra storia. Persone che hanno lasciato un’eredità fatta di amicizia, passione e amore sincero per questi colori.

In quei minuti la sala non stava semplicemente assistendo a una premiazione. Stava rendendo omaggio a una memoria collettiva.

E forse è proprio qui che si nasconde il significato filosofico più profondo della serata.

Aristotele definiva l’amicizia come un’anima sola che abita in più corpi. La Sampdorianità assomiglia molto a questa idea. È un’anima comune che attraversa migliaia di persone diverse, unite da un sentimento che va oltre il calcio.

Un sentimento che ha conosciuto trionfi straordinari e momenti durissimi.

Un sentimento che ha pianto per le partenze, che ha esultato per le vittorie, che ha sofferto nelle difficoltà ma che non ha mai smesso di riconoscersi nei propri valori.

La cena dei premi del Sampdoria Club Luca Vialli e Bobby Gol ha ricordato a tutti una verità semplice ma fondamentale: la forza della Sampdoria non risiede soltanto nella sua storia gloriosa, ma nelle persone che continuano a viverla ogni giorno.

Nei tifosi che tramandano la passione ai figli.

Nei soci che dedicano tempo ed energie al club.

Nei giocatori che hanno onorato la maglia.

Nelle donne e negli uomini che continuano a scegliere questi colori indipendentemente dalla categoria, dai risultati o dalle mode del momento.

In fondo, la Sampdoria è una delle poche realtà capaci di trasformare una fede sportiva in una forma di appartenenza esistenziale. Si è sampdoriani prima ancora di essere spettatori. Lo si è nei ricordi tramandati dai genitori, nelle amicizie nate sugli spalti, nelle trasferte, nelle sofferenze condivise e nelle gioie inattese. Lo si è perché, come tutte le vere comunità, quella blucerchiata non si fonda sul successo ma sul riconoscimento reciproco.

La serata dell’Hotel Bristol ha raccontato proprio questo. Ha raccontato un popolo che non dimentica i propri eroi, che custodisce il ricordo dei suoi amici scomparsi, che guarda con affetto alle nuove generazioni e che continua a ritrovarsi attorno a valori immutati nel tempo. Un popolo che sa da dove viene e che, proprio per questo, sa anche dove vuole andare.

Per una notte, tra un applauso, un ricordo e un sorriso, il Sampdoria Club Luca Vialli e Bobby Gol ha mostrato il volto più autentico della Sampdoria: quello di una comunità che resiste, che tramanda, che ama.

Perché la Sampdorianità non è qualcosa che si indossa.

È qualcosa che si è.

Ed è proprio questo che la rende eterna.

“Ciò che conta non è vivere, ma vivere in modo degno di ciò che siamo.”

Socrate

Paolo Bardetta

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Paolo Bardetta

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