C’è un filo di attesa che attraversa Bogliasco in questi giorni di giugno, un’attesa che non è immobilità ma tensione, movimento sotterraneo, come quando il mare sembra fermo ma sotto la superficie cambia direzione.
La Sampdoria è lì, in quel punto esatto: a un passo dalla scelta, ma ancora dentro un equilibrio fragile, dove ogni dettaglio può spostare l’ago.
La società vuole chiudere entro questa settimana, e non è solo una questione di programmazione: è una questione di ritmo, di segnali, di identità.
Fredberg, che sabato dovrebbe partire per impegni personali, vorrebbe arrivare a quel giorno con il nome dell’allenatore già scritto, già condiviso, già pronto a diventare il primo mattone della nuova stagione.
La sfida sembra ormai chiara: Fabio Pecchia da una parte, Davide Possanzini dall’altra.
Due profili, due idee di calcio compatibili, due modi diversi di interpretare la stessa ambizione.
Pecchia resta leggermente avanti. Non per caso, non per inerzia: per esperienza, per metodo, per quella capacità di dare forma a un gruppo anche nei momenti più complicati.
Ma su di lui pesa un dettaglio che dettaglio non è: l’ultimo anno di contratto con il Parma, un nodo che va sciolto prima di qualsiasi firma.
I primi colloqui con la Samp sono stati positivi, ma serve ancora un passo, che non è da poco.
Possanzini, invece, è già libero.
È un tecnico che piace, che convince, che ha lasciato un segno forte a Mantova nonostante l’esonero.
Lo guardano con interesse anche Sudtirol e Catanzaro, anche se — da quanto filtra — il club calabrese non ha ancora avuto contatti con il suo entourage.
Lui aspetta. Aspetta la Samp. Aspetta di capire se sarà lui a guidare la ripartenza prima di distogliere gli occhi dal Blucerchiato e guardare altrove.
Nelle prossime ore Fredberg e Americo Branco incontreranno gli entourage di entrambi, forse già nella giornata di oggi.
È il momento in cui le intenzioni diventano decisioni, in cui le sensazioni devono trasformarsi in fatti.
Se la volontà resterà quella di chiudere entro la settimana, allora questi giorni saranno davvero decisivi.
Se invece si dovesse andare oltre, si entrerebbe in un territorio che la Samp vorrebbe evitare: quello dell’incertezza prolungata.
Le piste straniere, che qualche settimana fa sembravano un’alternativa concreta, ora si stanno dissolvendo lentamente, come luci lontane che si spengono una dopo l’altra.
La scelta, ormai, dovrebbe essere qui. È italiana. È tra due uomini. A meno di sorprese delle ultime ore a cui spesso siamo stati abituati.
In mezzo a questa attesa, una certezza è già stata messa sul tavolo:
Begić è stato riscattato dal Parma per circa 1.2 milioni e ha firmato fino al 2030.
Un investimento lungo, convinto, che racconta la volontà di costruire un nucleo stabile.
Diverso il destino degli altri due prestiti:
Pierini non verrà quasi certamente riscattato: il fisico non ha retto come ci si aspettava.
Pafundi tornerà all’Udinese: il termine è oggi per entrambi e non ci dovrebbero essere ripensamenti.
La Samp è dentro un crocevia.
Non c’è caos, non c’è fretta: c’è la consapevolezza che questa scelta peserà più di molte altre.
E allora si osserva, si ascolta, si valuta.
Si cerca di non sbagliare.
Si prova a immaginare chi potrà essere il volto, la voce, la guida della prossima stagione.
Il mare, intanto, continua a muoversi sotto la superficie.
E la Samp, come sempre, dovrà decidere in che direzione andare.
Paolo Bardetta
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