Prime parole da Ds Blucerchiato per Americo Branco, ufficializzato nella tarda serata di oggi.
Ai microfoni del canale ufficiale della Sampdoria, il nuovo Direttore Sportivo ha subito messo in risalto l’onore nel coprire questa posizione: “Sono molto orgoglioso di arrivare alla Sampdoria, sono molto fiero di essere qui perché arrivo in una delle società di calcio più iconiche del mondo”.
Sul suo percorso: “Questo è un percorso iniziato per me 11-12 anni fa, però il fatto di arrivare per me non basta, sono stato in tutti i club sempre, quasi tutti per più di 3 anni, quindi vuol dire che ho sempre svolto un lavoro con un certo tipo di continuità e come portoghese, che non siamo molto diversi dagli italiani, ho avuto sempre la capacità e il rispetto di rispettare la cosa per me più importante della vita del calcio che è l’adattabilità e quindi io dove sono andato ho sempre rispettato tantissimo il club, i valori dei paesi, dei propri club, la sua storia, perché questa è l’unica forma per fare bene e creare delle basi con la storia, guardare avanti perchè il passato non si cambia e quindi per me, cercherò soltanto di prendere questa responsabilità perché, ripeto, la Sampdoria è uno dei club più grandi del mondo, uno dei nomi più riconosciuti, sicuramente la maglia più bella del calcio mondiale. Non mi piace nel calcio promettere lavoro, a me mi piace promettere che sarò la miglior versione di me stesso e che sarò parte di un gruppo di tante persone e non si parla solo dei giocatori o di allenatori, si parla dello staff, sia dal magazziniere al proprietario, tutti devono essere convolti dello stesso spirito per arrivare fino in fondo e per raggiungere obiettivi perché questa maglia non basta indossarla. Tanti hanno indossata questo stile, tanti l’hanno avuto, però il bello non è indossarlo, il bello è vincere con questo stile, bello è arrivare a raggiungere gli obiettivi.”
Obiettivi: “L’obiettivo della Samp è ogni domenica entrare per vincere e fare tre punti, questo è l’obiettivo, non esiste fra un anno, fra due anni, esiste 90 minuti per vincere. Questo è quello che la gente deve avere in testa, sono 90 minuti che cambiano la mentalità di tante persone per ogni settimana, la forma in cui vivono la loro vita quotidiana e quindi noi dobbiamo prendere questa responsabilità su di noi.”
Sulla Samp? “Il più grande allenatore della storia della Sampdoria è stato uno straniero. La Serie B l’ho giocata in Portogallo per la metà della mia carriera e ho detto sempre che non volevo più giocare un secondo livello nella mia carriera perché la Serie B sia in Italia, in Portogallo, in Olanda, in Inghilterra, è tostissima, perché tu fai una squadra per salire e ti vedi a lottare per la salvezza e all’incontrario, però quando ho ricevuto la chiamata di Jesper, Jesper ha fatto tanto per avermi qua quindi devo ringraziarlo, cioè non esiste secondo me una persona nel calcio, un professionista che dice no alla Sampdoria.”
Sulla scelta del mister? “L’allenatore che dovrà venire alla Sampdoria deve capire molto bene dove viene e per cosa viene, non viene solo come ho detto per indossare lo stemma, viene per sudare lo stemma che è una cosa molto diversa. Io arrivo con una conoscenza, con una capacità di farmi aiutare da tutti, non arrivo con la consapevolezza di sapere tutto e di dire che so tutto e che farò di tutto e che da solo vincerò perché non succederà, quindi vengo per individuare gente che prima di tutto ha questa voglia di vincere e ha la capacità personale di essere una brava persona che rispetta questo club. Io non sono venuto qua per perdere, io non sono venuto qua per farmi le vacanze, io sono venuto qua per trascinare tutti dietro, ripeto dal proprietario a quelli che si occupano dei campi, non credo che il calcio sia solo dei giocatori, o degli allenatori. Ma di tutti perché nel calcio le società, gli allenatori, i proprietari, i direttori non sono proprietari del club, la proprietà dei club sono i tifosi, loro sono i cuori e i pulmoni del club.”
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