Massimo Donati, classe 1981, è il nuovo allenatore della Sampdoria. Scopriamo quelle che sono le sue caratteristiche, i suoi principi e i suoi maestri.
L’idea di allenare nasce In Scozia dove poteva sia giocare che iniziare la sua seconda vita sportiva, ottenendo il patentino Uefa e restando professionista. Inizia così a lavorare nel settore giovanile Under 16 e poi fa da vice di Angelo Alessio e poi a Dyer al Kilmarnock nel 2019. Esperienza successiva, la prima in Italia, alla Sambenedettese nel 2021. Dopo un mese, però la squadra non viene iscritta in Serie C, ripartendo dalla D, in pratica senza giocatori visto che a 10 giorni dall’inizio del campionato la rosa era da rifare. La sua esperienza dura poco, solo 7 partite e 4 punti.
Poi il passaggio al Legnago in D nel 2022 per una cavalcata storica. Vince il girone C con 60 punti e la miglior difesa del girone, portando la squadra veronese in C e giocando un buonissimo calcio. L’anno dopo, il 23-24, in C, da neopromossa, sorprende arrivando sesta, subito dietro l’Atalanta under 23. Nel primo turno play off batte il Lumezzane 1-0, mentre nel secondo, pareggia 1-1 contro la sua Atalanta e viene eliminato. Al Legnago gioca col 3-5-2, ma lo alterna anche ad altri sistemi di gioco come il 3-4-2-1 o 3-4-1-2, in alcune situazioni è passato anche a 4, ma non è la sua prima scelta. L’ultima stagione è in A greca all’Athens Kallithea dove in 17 partite, 14 campionato e 3 in Coppa, non vince una partita e viene esonerato, la squadra comunque finisce penultima, nonostante vinca 4 delle ultime 12 partite.
Dal punto di vista delle idee e dei principi Donati si ispira a Ventura e Gasperini e apprezza anche Dionisi, Palladino e Paolo Zanetti. Ha le idee chiare sul tipo di calcio che vuole proporre: “Mi piace far partire l’azione in un certo modo, fino alla trequarti dobbiamo arrivarci come dico io (le sue parole ai colleghi de “Il Basso Adige”). Nella prima costruzione, nel difendere palla, fino ad un certo punto cerco di dare la mia impronta e sviluppare la manovra secondo le mie idee. Poi negli ultimi metri è logico che ci vogliono giocatori di talento, affamati, che hanno voglia di far male agli avversari. L’organizzazione in campo è fondamentale, così come l’equilibrio, senza queste cose è difficile fare risultati anche se la squadra ha talento. Un altro aspetto che curo molto è la fase difensiva che per me è importantissima. E’ una fase in cui devono partecipare tutti, attaccanti compresi. Non riesco a pensare di perdere due-tre giocatori che non difendono, bisogna farlo tutti insieme in modo coordinato. Stessa cosa per le altre situazioni di gioco, è fondamentale difendere in undici e attaccare in undici. L’errore? Fa parte del gioco, anzi io voglio che i miei ragazzi siano in grado di poter sbagliare”.
Tanta attenzione dicevamo alla fase difensiva: “Un principio per me importantissimo della fase difensiva è che in prossimità della porta si deve essere in grado di marcare a uomo (le sue parole ad “Area Coach”). La maggior parte delle reti avviene dentro l’area di rigore perciò è fondamentale che i miei difensori sappiano marcare bene e proteggere gli ultimi 16-20 metri. Un aspetto fondamentale è anche quello relativo al posizionamento del corpo, di attenzione, di dettagli. Per questo lavoro molto sulla linea e sugli aspetti individuali della linea difensiva”.
Infine un aspetto importante per Donati è il rapporto umano: “Certe volte la relazione con lo spogliatoio è più importante della tattica stessa. Un allenatore deve essere credibile, la squadra deve credere veramente in ciò che viene proposto. Io ho cercato fin da subito di trasmettere la mia voglia di arrivare in alto, bisogna essere bravi ma ovviamente, tutto ciò deve essere supportato dai risultati. Io tengo molto a questo aspetto, all’empatia con i miei giocatori, secondo me sta alla base di tutto. È impossibile vincere campionati che durano 8-9-10 mesi senza instaurare un rapporto di fiducia reciproco”.
Non resta che vederlo in blucerchiato. In bocca al lupo, mister.
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