Coda ha parlato ai taccuini dell’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, parlando inizialmente proprio del record raggiunto: “Il record c’è e mi dispiace solo non essermelo goduto, vista la stagione non positiva della squadra. Speravo di farlo prima, questo sì, non il 4 maggio a Catanzaro”
Tutto partì da Lanciano…
“Ero criticato pesantemente, venivo dal Parma dalla A e facevo fatica. Ma non avevo fatto la preparazione, era dura. Invece quel giorno mi sono sbloccato ed è cominciato tutto”.
Che effetto le ha fatto vedere la Salernitana retrocedere?
“Lo dicevo da tempo, speravo di non dovermela giocare con loro. È stato brutto, ma sono un professionista e devo solo pensare alla maglia che indosso. Mi è dispiaciuto nel playout essere stato accolto male, a differenza del passato, ma capisco, visto che tutto il clima era incattivito”.
L’annata con la Samp è stata un incubo?
“Inizialmente come risultati, anche se con Pirlo ci trovavamo bene. Il primo cambio di allenatore ci ha scombussolato, con Sottil non andavamo male, da novembre è subentrata un po’ di paura. Ci siamo resi conto tardi in quale guaio ci stavamo mettendo. Eravamo morti, poi grazie a Cellino è arrivata questa chance e non potevamo sprecarla: è scoccata la scintilla, i tifosi quando ci hanno fatto levare le maglie ci hanno dato una mazzata, ma abbiamo trovato la forza giusta per affrontare e vincere il playout”.
Futuro?
“Sono sereno, parlerò con la Samp. Di sicuro ho pochi jolly a disposizione e voglio giocare per vincere, spero di poter fare il gioco che mi esalta”.
Quale gol ricorda più volentieri degli altri?
“La tripletta a Buffon in Lecce-Parma: mi disse che avrei fatto gol fino a 40 anni in B. Una giornata bellissima. Ricordo qualche bel tiro al volo, come quello di quest’anno al Modena. Però anche 9 rigori sbagliati, su una cinquantina calciati: tre solo a Benevento, due di fila, poi li ho lasciati a Viola”.
Ha qualche tabù?
“A Bari non ho mai segnato. E un portiere come Bardi fa sempre miracoli con me, però qualche gol gliel’ho fatto. Più i gol fatti o quelli sbagliati? Ovviamente quelli sbagliati, sennò giocherei in Champions”.
Non ha l’amarezza di aver fatto solo 42 presenze e 6 gol in A?
“L’amarezza c’è. A Parma ero partito bene, ma un infortunio mi ha fermato. E poi a Benevento non me la sono goduta. Da allora ho deciso: o mi arrivava un’importante opportunità, o era meglio giocare in B per vincere. Meglio essere un numero uno in B che uno dei tanti in A”.
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