“Dove c’è unità c’è sempre la vittoria.”
Scriveva cosi Publilio Siro, aforista, drammaturgo e scrittore romano del I Secolo a.C, quando affrontava il tema tanto discusso ma tanto attuale dell’unione, della perseveranza, della tenacia e della forza di volontà che ne scaturisce dalla stessa traiettoria d’intenti.
E come sempre la filosofia, maestra esemplare di vita, che sia contemporanea o antica come in questo caso, trova sempre la strada giusta, le parole giuste per esprimere al meglio un concetto seppur appartenente al mondo calcistico e nello specifico alla nostra Sampdoria.
La rimonta di ieri, per come è nata e poi si è completata, è la classica espressione della frase appena menzionata.
Nata, costruita, plasmata, formata, cercata e ricercata da 11 anime che nella difficoltà evidente del primo tempo hanno poi riesaminato le loro coscienze, facendo della loro unione una forza prorompente per raggiungere l’obiettivo finale della vittoria.
Perdonatemi se utilizzo un linguaggio che tutto è tranne che calcistico, ma il calcio, parere mio personale, va anche letto dal punto di vista umano e filosofico e non soltanto dal punto di vista di 11 automi che, come diceva mia nonna, “currunu appressu a un palluni” (Letteralmente “Corrono dietro un pallone”).
C’è una forza intrinseca di volontà che scaturisce in quei 90 minuti dove tu, e soltanto tu, sei l’artefice del tuo destino, sei l’arbitro delle tue scelte, sei anche il monito per i tuoi compagni in difficoltà.
Ecco perché il calcio, e una partita in particolare, non può essere ridotta solo alla frase di mia nonna che probabilmente, anzi sicuramente, una partita di calcio non l’ha mai vista in vita sua per scelta personale ovviamente.
Ma non da meno ieri contro l’Ascoli abbiamo anche assistito ad un altro fenomeno filosofico-calcistico che dimostra come a volte la luce di un singolo può inevitabilmente influenzare in positivo un momento buio generale.
Schopenhauer, diceva “Solo la luce che uno accende a se stesso risplende in seguito anche per gli altri” ed in effetti nella partita di ieri è avvenuto in realtà qualcosa di magico.
L’entrata di Esposito, che brillava di luce propria, di tenacia e combattività, ha come per magia acceso gli animi dei Blucerchiati in campo attuando una metamorfosi calcistica non indifferente, rinvigorendo la stanchezza mentale e la paura di perdere che stava per torturare le nostre anime.
Ma è bastato un guizzo, un rigore non dato, quella perseverante ricerca del pareggio che alla fine ha di colpo trasformato una squadra che, come un rullo compressore, sostenuta da più di 23.000 anime blucerchiate, ha messo in campo il cuore e la voglia di recuperare un risultato negativo plasmandolo in una vittoria senza eguali.
Kasami, leader indiscusso e il “casalingo ritrovato” De Luca, hanno difatti ribaltato lo scoramento in allegria, l’ansia in forza ritrovata, e una paura in vittoria, si la vittoria di tutti noi Blucerchiati.
Quello che ancora una volta abbiamo visto è frutto di un lavoro, di una strada intrapresa che è consapevole delle mille difficoltà che si possono incontrare in un cammino.
La Sampdoria vista ieri è l’esempio vivo di come il lavoro di Pirlo, prima sulle anime e poi sui calciatori, stia portando man mano i suoi frutti con tutti i deficit infortunistici del caso.
E non è un caso, o un atto fortuito se dopo 29 giornate di campionato la nostra Sampdoria è ancora li che può lottare in primis per se stessa e poi per gli obiettivi che ne verranno.
Non crediamo alle favole che si raccontano sempre al Bar, dove cambiare la guida porta sicuramente ai risultati, non è sempre cosi.
Nel calcio moderno, dove comandano solo e soltanto i risultati, si è perso quel senso di crescita, di perseveranza, di unione, di progetto, di famiglia, se non in alcuni esempi sporadici, vedi l’Inter di quest’anno dove la “testa di Inzaghi” è stata più volte reclamata da chi adesso lo esalta a paladino calcistico della rinascita.
Si fa spazio semplicemente ad un’ansia, per carità anche plausibile visto che i soldi non li mettiamo noi, di risultati che poi, senza un progetto, restano effimeri e magari poi dimenticati.
Ecco, il lavoro che ha fatto, sta facendo e continuerà a fare Pirlo, sbagliando anche, è stato quello di plasmare un gruppo giovane che dopo mille difficoltà, cadute, batoste, non si è mai disunito e non ha mai perso di vista la luce della rinascita.
Ecco perché, oggi come sempre, coerente con il mio pensiero, mi trovo d’accordo con il mio amico Platone, che, vissuto tra il 428 e 348 a.C, diceva sempre:
“Non scoraggiate mai qualcuno che si sta impegnando per fare dei progressi. Non importa quanto lentamente migliora.”
Forza Samp
Paolo Bardetta
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