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Esposito: “Samp? “L’unico segreto è il gruppo ed aver reagito in una situazione difficile può diventare la nostra forza”

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Sebastiano Esposito, protagonista indiscusso della gara di sabato contro il Lecco, ha parlato ai taccuini dell’edizione odierna de La Repubblica.

Ecco le sue parole: “Ho ripensato alla vittoria in questi giorni? Solo sabato sera, poi sono tornato a casa e stare con la famiglia è il momento più bello”.

I fratelli li sfotte ancora per la vittoria contro lo Spezia?
“Ogni tanto ripeto loro come è finita la gara. In campo, del resto, non si guarda in faccia nessuno. Salvatore mi ha tirato un buffetto affettuoso, sono momenti che si ricordano, ma poi ti concentri sul gioco”.

Sembra giocare come se fosse in cortile. Pregio o difetto?
“Può essere entrambe le cose. Alla lunga, però, non avere mai paura in campo è certamente una qualità”.

La doppietta davanti a Quagliarella. Siete andati a cena?
“No, ma succederà presto. Mi ha mandato un sms di complimenti e mi ha fatto molto piacere. Fabio ha lasciato un segno ovunque, ma a
Genova è nella storia e si è visto quanto sia amato dai tifosi. Era già venuto con il Catanzaro ed avevo conquistato un rigore. Mi porta fortuna”.

Si sente più attaccante oppure trequartista?
“Mi sento un dieci imprestato nove”.

Preferisce fare gol o assist?
“Segnare è troppo bello, anche un bel passaggio per un compagno regala gioia, ma preferisco far gol”.

Dopo l’1-0 perché ha reagito così con Pirlo,strattonandolo affettuosamente?
“Il mister mi prende in giro, dice che non so calciare di sinistro. Ho risposto sul campo e ho voluto esultare insieme. Non si aspettava un abbraccio simile”.

Sul secondo gol ha messo in mostra un repertorio completo.

“A livello giovanile ho fatto tante reti così, era la mia specialità. Anche gli avversari ormai lo sapevano e preferivano farmi calciare con il destro”.

Aver esordito e segnato così presto con l’Inter ha aumentato troppo presto le sue responsabilità?
“Ad un certo punto è diventato un peso, dovevo fare la differenza ogni partita e solo Maradona e Messi sono stati capaci di essere sempre decisivi”.

Il 7? Un omaggio a Ronaldo?

“In realtà avrei preferito il nove o il dieci, ma erano entrambi occupati e ho scelto uno dei numeri liberi nei primi undici”.

Ha mostrato degli stop da cineteca.Talento o lavoro? “Entrambe le cose. Ogni allenamento, prima di iniziare, butto la palla in area per esercitarmi, ma molto lo devo al mio maestro alla Voluntas, Roberto Clerici. Mi ha fatto fare tanto“muretto” ed insegnato che il primo controllo fa la differenza nel calcio. A livello personale, quando mi riescono, godo proprio. È una grande soddisfazione”.

Con il Lecco lei si è riscoperto “mancino”?
“Mi è sempre capitato di fare gol di sinistro, mai, però, due così. In generale, non mi fido al 100%. In occasione del raddoppio, avevo pensato di provare nuovamente l’esterno destro, dopo l’errore precedente. Questo “colpo” è una mia specialità, in quella situazione, sette volte su dieci, faccio gol ed invece avevo sbagliato”.

Quanto è bello segnare sotto la Sud?
“Meraviglioso, esulti insieme a migliaia di tifosi, che vedi a pochi metri. È stata un’emozione
veramente forte. Sono stato anch’io un giovane ultras della Juve Stabia e mi aiuta a capire cosa
i tifosi vogliono: lotta, maglia sudata, impegno sempre e cerco di avere questo approccio ogni
partita”.

Manca solo il gol su punizione, Pirlo non glielo insegna?
“Sempre. Mi ha suggerito di cambiare la rincorsa, mi sembra che funzioni, e ho provato anche l’esecuzione con “le tre dita”, ma devo ancora fare pratica. Non calcio bene come il mister e mi
prende in giro. Per ora, però, dovevo fare gol solo a Brescia, per il resto non ho rimpianti”.

Come avete fatto a risalire la classifica dopo l’inizio choc?
“L’unico segreto è il gruppo ed aver reagito in una situazione difficile può diventare la nostra forza. Non serve, però, fare calcoli, dobbiamo cercare di vincere sempre, senza differenza tra casa e trasferta”.

Anche lontano da Marassi avete giocato spesso “in casa”.
“I tifosi sono fantastici, a Modena ci hanno dato una grande mano, non si può nascondere. Spero proprio che a Reggio Emilia possano venire liberamente ed aiutarci ancora”.

A ventuno anni, ha già 23 gare nelle Coppe Europee e due gol, fuori casa, con West Ham e Marsiglia. È un caso?
“No, devo essere sincero. I fischi mi caricano, sono un sintomo di paura ed in certi posti è troppo bello giocare”.

Come giudica questa serie B? “Il livello è più alto dello scorso anno, vedo tante squadre forti, alcune in difficoltà, e nessun risultato è scontato. In trasferta è difficile giocare, anche perché ci sono
alcuni terreni di gioco al limite della praticabilità”.

A Bari sono rimasti male per il suo addio.
“Lo so, ma nel calcio esistono tante situazioni che, all’esterno, non si conoscono. Posso solo dire che ho amato città e gente e sarà una grande emozione ritrovarsi. So che erano dispiaciuti, ma sono fratelli con i tifosi blucerchiati e questo m ha aiutato a farmi perdonare”.

Pensa all’azzurro?
“È un sogno, ma è importante arrivarci al momento giusto”.

A Reggio Emilia per cancellare Brescia?
“Un passo falso può capitare, ma non penso che abbiamo grande differenza di rendimento tra gare in casa ed in trasferta. A Modena abbiamo vinto, a Bolzano, se l’arbitro ci avesse concesso il rigore sull’1-1, sarebbe finita diversamente. I granata giocano bene, hanno tanti giovani e grande carattere, mi aspetto una battaglia, come sempre in B”.

Le piace Genova?
“Molto, mi trovo benissimo. Il pesto mi piace molto, ma non si possono fare troppi peccati di gola, in campo bisogna correre. L’alimentazione è fondamentale per un calciatore. Siamo andati a
Recco a mangiare la focaccia al formaggio, ma avevo già sgarrato due giorni prima e quindi ho rimandato il primo assaggio”.

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Paolo Bardetta

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