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Fiorella: “Siamo la Sampdoria, un’unica entità. Il centro sportivo deve sapere dei problemi della sede e viceversa”

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Raffaele Fiorella, è l’uomo scelto da Manfredi e Radrizzani per “guarire” i conti della Sampdoria. Passaggio fondamentale della ricostruzione.

Fiorella è figura chiave della nuova società, membro del Cda e ad in pectore, ecco le sue parole ai taccuini dell’edizione odierna de Il Secolo XIX:

Come è arrivato?
“Ho una società di consulenza che si occupa di ristrutturazione aziendale di grande imprese. Manfredi e Radrizzani cercavano questo profilo per la Samp, ma lontano dal mondo del calcio, non inficiato da logiche di tifo o di sistema. Il 3 agosto è emerso il mio nome, con altri 2 o 3. Sono stato intervistato prima da De Gennaro e poi da Manfredi e Radrizzani. Il giorno dopo sono entrato nel Cda. Accettando, ho condiviso la sostenibilità del piano e avuto la disponibilità fin dall’inizio degli investitori a supportarlo con ulteriori immissioni di denaro se necessario. Hanno avuto grande coraggio prima della sentenza di omologa del piano di ristrutturazione a mettere 6.5 milioni di denaro fresco, non di una banca o in continuità come nel passaggio da Garrone a Ferrero. Sarebbe costato un terzo in meno fallire e ripartire dai dilettanti. Un fallimento si porta almeno 10 anni di conseguenza, civili, penali, per tutti quelli che negli anni hanno gestito il club. Per non parlare del dolore dei tifosi. I miei mandati vanno da uno a tre anni, poi spetta alla proprietà riconfermare o no”.

Le prime difficoltà?
“Vengo dal mondo della finanza. Per ogni domanda mi aspetto risposte con un razionale sottostante. Il mondo del calcio vive invece sull’assioma “abbiamo sempre fatto così”. Ho dovuto un po’ reimpostare il modus operandi interno della società. E poi… ho scoperto che nel calcio c’è sempre qualcuno che dice di saperne più di te, che ti vuole dire come devi fare. Ma non solo di tecnica o tattica”.

La cosa che l’ha colpita?
“La fede dei tifosi. Ora so che c’è una fede al di là del razionale. Me lo ha insegnato la Sud, tutto il Ferraris, cantando sotto la pioggia per 90’. Ora i primi 15’ della partita li passo a guardare i nostri tifosi”.

Qual è il suo lavoro oggi?
“Capire che cosa fa ogni dipendente, riesaminare ogni singolo contratto con i fornitori. Sto cercando di avvicinarmi anche alle dinamiche sportive per cogliere il vero cuore della società. Senza mai tralasciare i rapporti con gli azionisti. Due giorni a settimana, lunedì e venerdì, ci sono le riunioni, si parla dello stato di avanzamento dei lavori, per capire come procedere, come fare. Entro fine mese ad esempio ci saranno i collaudi del nuovo centro sportivo, puntando a entrarci a marzo. Matteo (Manfredi) è una grossa componente operativa, io sono il “braccio armato” a Genova. Si cerca di ripristinare un equilibrio finanziario, che si raggiunge non iniettando denaro senza limiti, ma a piccole dosi. E dopo avere sfiorato un fallimento, bisogna riguadagnarsi la fiducia del mondo esterno, ci vuole circa un anno. Dobbiamo riacquisire una nuova identità. Ho voluto che la sede si trasferisse a Bogliasco. Non c’è la dirigenza di qua e un centro sportivo di là. Siamo la Sampdoria, un’unica entità, corpo e mente. Il centro sportivo deve sapere dei problemi della sede e viceversa. Due volte a settimana dalla sede faccio una passeggiata per andare a mangiare con i calciatori, devono avvertire la presenza della società. E per i dirigenti sportivi non deve finire la giornata a fine allenamento, li voglio in sede al pomeriggio. Meno mail e più colloqui guardandosi negli occhi”.

Quando sarà guarita la Sampdoria?
“Il punto di costo sostenibile lo si definisce quando entri a regime e ci vuole un anno pulito. Oggi siamo passati dalla A alla B, inquinati dalle logiche di paracadute, dai vecchi contratti, da un mercato fermo. Si può rispondere a settembre 2024 se saremo ancora in B. Nella meravigliosa ipotesi della promozione in A, a settembre 2025. Certo non possiamo più permetterci certe spese e certi ingaggi. Devo rispondere a degli azionisti, nessuno vuole buttare del denaro. Bisognerà sfruttare gli elementi creativi, oggi andarsi a prendere dal Barcellona un giocatore in prestito (Pedrola) è tanta roba. Lo stai facendo per altri? Sì, vero. Ma lì bisogna formare un tavolo collettivo e arrivare a definire nuovi accordi con le leghe superiori per monetizzare la valorizzazione dei prestiti. Anche se il calcio è cambiato, è ancora possibile creare realtà virtuose. Penso al Lecce. E poi”.

Prego…
“L’equilibrio economico finanziario sul quale stiamo lavorando ci fa stare tranquilli e sereni per quest’anno e il prossimo. Avendo poi due sessioni di mercato bloccate, sicuramente non ci potrà essere un indebitamento sproporzionato. Fermo restando che il mercato è bloccato in senso lato, le entrate ci possono essere ma devono corrispondere alle uscite. Abbiamo una rosa larga, va bene per la A, ci sono margini di manovra per fare qualche operazione. Ritengo penalizzante il blocco delle due sessioni. Ci vorrebbe una maggiore coerenza e allineamento tra il codice della crisi e le norme federali. I nuovi strumenti della crisi hanno permesso alla Samp di non fallire, però i regolamenti federali ti puniscono: due giri di mercato bloccati. Bisognerebbe aprire anche in questo caso un altro tavolo con le istituzioni. E poi la soluzione è prevenire, secondo me”.

Novità sullo stadio?
“La possibilità di essere tra le sedi dell’Euro è un acceleratore. Stiamo parlando con il Genoa, siamo sulla stessa lunghezza d’onda. E anche con il sindaco Bucci. Questo progetto si fa a 4 mani o non si farà mai. Bisogna creare una società veicolo con dentro degli investitori, partecipata sì da Samp e Genoa, ma che non deve mai entrare nella logica di squadra. Si continuerà a pagare il canone ma al veicolo non più al Comune. Si rinnoverà lo stadio a pezzi, cominciando dalla tribuna, poi distinti. Entro giugno bisogna decidere altrimenti si arriva in ritardo, eventualmente, per l’Europeo. Si tratta di infiocchettare un’ottima opportunità. C’è una fila di investitori per lo stadio lunga via XX Settembre. Il suono delle sirene si sente già”.

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Paolo Bardetta

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