“Il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è di dargli fiducia.”
Scriveva cosi Ernest Hemingway quando affrontava il tema della fiducia. Un mondo difficile da esplorare, arduo da capire, a volte anche sottile da accettare perché ogni uomo sulla faccia della terra è abile a dire “si mi fido” ma poi le parole non riesce mai a trasformarle in fatti.
La fiducia nella sua espressione più alta e totale è il principio cardine su cui basiamo molta parte della nostra esistenza, se non tutta, condizionando e costruendo relazioni, rapporti, situazioni più o meno stabili, che vanno dagli affari alla vita privata, al lavoro alla nostra interiorità, sino ad arrivare appunto al calcio.
Ormai conoscete bene gli incipit dei miei editoriali e dunque accetterete, spero, questo intro filosofico sulla materia calcistica e appunto sulla nostra cara e amata Sampdoria.
Perché anche se per qualcuno la filosofia è lontana dal calcio, in realtà se ci facciamo caso è viva e quotidiana sempre e comunque.
Io non ho mai interpretato il calcio solo e soltanto come 22 automi che rincorrono un pallone nel tentativo di segnare nella porta avversaria, ma in ogni partita, in quei 90 minuti di gioco io ci ho visto sempre la vita di tutti noi, che combattiamo tra gioie, dolori, speranze, delusioni, rimpianti, solo che in un tempo decisamente più ridotto.
L’ho sempre detto e lo ribadirò per tutto il resto dei miei giorni: in campo, in panchina, ci sono prima di tutto gli uomini, che, con le loro paure, incertezze, perplessità, convinzioni, e potremmo continuare all’infinito, cercano di dare e avere appunto fiducia.
Non è stato, non è e non sarà probabilmente facile gestire una squadra di uomini che prima di adesso erano solo sconosciuti tra loro.
Si, si conoscevano, ma chi nel mondo del calcio non si conosce?
Ma il vivere la quotidianità, calcistica e non, è forse una tra le imprese più ardue che possano esistere.
Una squadra di calcio, è come, passatemi il termine, quelle convivenze in cui necessariamente prima di ogni coerente equilibrio ci vuole quel periodo di retaggio che non è affatto semplice.
Ecco perché il lavoro che sta facendo Pirlo, non si riduce solo a quello di mettere una formazione in campo la domenica.
Lui è parte integrante dei suoi ragazzi che ogni giorno vive, vede, sente, conosce sempre più, ognuno con le sue difficoltà, ognuno coi i suoi vizi, le sue fisime, ma se l’abbraccio a fine gara e ad ogni gol segnato(vedi Kasami e Esposito per fare un esempio) è la risposta che gli stanno dando i ragazzi, io sono orgoglioso che sulla panchina della mia Samp sieda un uomo, un professionista esemplare come Pirlo.
Come tutti gli uomini sulla faccia della terra ha sbagliato, sbaglia e probabilmente sbaglierà ancora, lo ha ammesso, e ha cercato di migliorarsi ogni giorno senza sentirsi mai “arrivato”, e lui credetemi, avrebbe tutte le carte in regola per insegnare calcio e vita a tutti noi, io per primo.
Ma la fiducia che quest’uomo probabilmente nelle ultime giornate si è sentito venir meno, è riuscito a ritrovarla in se stesso e nei suoi ragazzi.
In questi mesi dal suo arrivo ne abbiamo sentite di tutti i colori sul suo conto, ma credetemi, a me quando lo vidi in tribuna ad Alessandria e poi in conferenza a Bogliasco, batteva e batte sempre il cuore solo al pensiero che un campione come Pirlo guidi la nostra cara e amata Samp.
Attenzione questo è stato sempre il mio pensiero che non è e non sarà mai scalfito da una sconfitta o vittoria. Va a prescindere da tutto ciò. Il compito che Pirlo con responsabilità si è voluto prendere è stato e sarà sempre una sfida difficile, ma lui ci sta riuscendo passo dopo passo, caduta dopo caduta.
A lui va il merito di aver creato un Gruppo che lotta fino alla fine, alla faccia di chi diceva sempre che la squadra non lo seguiva.
Noi tifosi abbiamo tanti pregi ma un unico grande difetto: abbiamo fretta e poca pazienza, e la poca pazienza ahimè a volte si trasforma in una mancanza di fiducia irreale perché non supportata da dati di fatto.
Nel calcio ormai vige sempre la regola del: vince è top, perde è scarso. Questa è ormai la legge che regola i giudizi di tanti di noi che da una poltrona, o attraverso un post sui social in un attimo compiamo atti di sfiducia pensando che in realtà il nostro pensiero non arrivi al diretto interessato.
Eppure le risposte le stiamo avendo e ora come non mai la nostra Samp sta iniziando a crescere a vita nuova, e il merito di questo è anche di Pirlo che come un fratello maggiore sta plasmando le anime dei suoi ragazzi, sta combattendo con loro le proprie paure e incertezze, ma senza ammonirli o sgridarli, ma semplicemente dandogli quell’abbraccio che vale più di ogni parola.
Quello è ed è stato il gesto più emblematico della rinascita della Samp, che nonostante le difficoltà iniziali ha voluto lottare insieme al suo condottiero dandogli quella fiducia di cui tutti avremmo bisogno nella vita.
Quell’abbraccio, quel rincorrere nonostante la stanchezza è stata la prova più alta di fiducia e di rispetto verso un uomo che con umiltà ha trasformato le paure in forza.
Ecco perché se mai doveste avere qualche dubbio nella vostra vita, non solo calcistico, guardate la foto per ritrovare la fiducia che state perdendo.
Diamo tempo a chi merita tempo, perché se il risultato, il frutto è quell’abbraccio carico di emozione, non c’è vittoria o sconfitta che può farmi perdere la fiducia.
Come scriveva Papa Giovanni XXIII : “Cerchiamo sempre ciò che ci unisce, mai quello che ci divide.” perché “Potremmo essere arrivati da navi diverse, ma ora siamo nella stessa barca.”
Paolo Bardetta
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