Nella giornata di oggi Pirlo è stato uno degli invitati al festival dello Sport a Trento , evento organizzato dalla Gazzetta dello Sport. Queste le sue parole sulla Samp, come riportato sul sito di Gianluca Di Marzio: “La società non ha chiesto un risultato immediato ma di creare un progetto insieme per far crescere un club nuovo da un fallimento. Era impossibile dire di no, parliamo di una squadra conosciuta in tutto il mondo e con una tifoseria fantastica. Pensiamo di fare un campionato dignitoso con giocatori giovani e senza soldi a disposizione per comprare calciatori sul mercato. Non ci può aiutare nessuno e sappiamo che siamo da soli ma è bello in caso raggiungere qualcosa di importante a fine anno”.
Il tecnico si è espresso anche sull’omologa: “Importante e può fare bene sotto il profilo della tranquillità. È stato un passaggio lungo e faticoso con qualcuno che ha messo i bastoni in mezzo alle ruote. Ma finalmente è arrivata”.
C’è qualche analogia tra la Sampdoria di D’Aversa e la sua. Entrambe hanno giocato bene, e anche molto bene, all’inizio. Poi qualcosa si è inceppato. Secondo lei cosa?
“A livello psicologico sicuramente perdiamo qualcosa, in personalità. Quando vieni da un anno che non vinci in uno stadio ti può frenare qualcosa nella testa e quel qualcosa si trasmette poi nelle gambe, ma dobbiamo andare oltre perché non possiamo permetterci di fare altri passi falsi. Anche se abbiamo tanti ragazzi giovani, i giovani adesso qualche partita l’hanno fatta, hanno capito cosa significa giocare nella Sampdoria e fare il campionato di Serie B quindi dobbiamo cercare di cambiare marcia”.
Un riferimento allo stadio lo aveva già fatto qualche settimana fa. Non tutti i tifosi l’hanno presa bene. Cosa intendeva esattamente?
“Quando ho parlato di difficoltà di giocare in uno stadio così intendevo dire che quando le cose vanno bene è una spinta in più ma quando le cose non vanno bene magari chi non è abituato a giocare con venticinquemila persone, perché tanti non ci hanno mai giocato e sono alle prime presenze da professionisti, un po’ di tensione te la dà. Se poi non vinci la tensione aumenta. Perché tutti vorrebbero giocare con lo stadio pieno ma a volte, in determinate circostanze, può creare problemi”.
Esiste il padre di tutti i problemi o è un concorso?
“Credo che non esista un problema solo. Se guardiamo per esempio i gol, sono tutti gol che arrivano da disattenzioni individuali, mancanza di concentrazione. Non abbiamo preso un gol di reparto, sono sempre episodi”.
Ha provato molti moduli, quale è quello buono?
“È successo soprattutto perché tanti giocatori sono cambiati forzatamente, per infortunio, nella prima giornata ne avevamo sei che poi al giro sono mancati. È stata una necessità adattarsi. Ma adesso stiamo lavorando per tornare alla difesa a quattro e lo faremo”.
Con il tridente davanti?
“È probabile. Adesso ci è mancato Pedrola tra gli esterni d’attacco, vediamo chi riusciremo a recuperare”.
Depaoli sta meglio, ci sarà? E Conti che ha ricominciato ad allenarsi?
“Depaoli è probabile, Conti ha ricominciato ma è fermo da tanto tempo”.
Quando era giocatore parlava di una goduria particolare, quella di toccare la palla, accarezzarla quasi. Da allenatore che godurie prova?
“Vedere la squadra che gioca bene, che fa le cose che provi in allenamento. Vedere le uscite con le giocate preparate. Sono cose che danno soddisfazione ma soprattutto è una la cosa che dà più soddisfazione”.
La sua fame di vincere, da giocatore, era nota. Riesce a trasmetterla o è un problema se la strada da imboccare viene indicata da un calciatore così vincente?
“Spero di essere interpretato nel modo giusto, comunque la voglia di vincere è determinante quando fai sport. Devi essere incazzato quando perdi ed essere contento quando vinci. Questo è. Inoltre è una voglia che non devi smettere mai perché chi vince è quello che è abituato a vincere. Tutti possono vincere una volta, ma chi dà continuità alla vittoria è quello che arriva più lontano”.
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