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Archiviata un’altra stazione di quella che tappa dopo tappa assume sempre più i contorni di una via crucis e in attesa ormai solo della certificazione matematica, la Sampdoria si appresta ad affrontare giorni cruciali nella vera partita in gioco fuori dal campo per evitare una catastrofe di gran lunga peggiore rispetto alla retrocessione.
L’unica certezza al momento è rappresentata da una tifoseria unica e meravigliosa, anche mercoledì protagonista di una rappresentazione di passione e attaccamento ai colori che definire straordinaria è un eufemismo, in barba ai vaticini della vigilia relativi a possibili manifestazioni violente e gesti inconsulti.
Il solo gesto inconsulto non si è registrato sugli spalti ma in campo, dove l’ennesimo carneade ha voluto ritagliarsi il suo effimero momento di gloria, forse infastidito dall’indifferenza della Sud “rea” di averlo totalmente ignorato al momento dell’ingresso in campo (al contrario di quanto sostenuto – ca va sans dire – da chi a chilometri di distanza dal Ferraris ha vaneggiato di presunti fischi e insulti quando in realtà al momento della eroica esultanza il sentimento comune era volto solo a capire chi fosse il fenomeno).
Riguardo alla vera partita cui accennavamo in apertura, la sola che ormai interessa la gente di fede blucerchiata, al momento non ci sono novità sostanziali ma si sta alacremente lavorando in una sorta di lotta contro il tempo per evitare un epilogo che avrebbe conseguenze devastanti, lontano dai riflettori, dal clamore e dagli immancabili avvoltoi che in questi casi sono sempre pronti a fiondarsi sul corpo agonizzante del malato facendo leva purtroppo anche sulla creduloneria popolare.
La tifoserie è stanca, sfiancata ed esausta e chiede solo di essere liberata, affrancata dai trust, dai filtri, da personaggi grotteschi e dai loro tirapiedi, da saltimbanchi nani e ballerine, insomma dal male.
Ma di una cosa almeno si può essere sicuri e cioè che qualsiasi cosa accada i sampdoriani saranno sempre al loro posto ed anche nella peggiore delle ipotesi tornare a riappropriarsi di ciò che gli appartiene sarà solo una mera questione di tempo , tanto o poco che sia.
Giù le mani dalla Sampdoria insomma. Il messaggio arrivi forte e chiaro a tutti gli attori di questa più tragica che comica commedia, perché parafrasando un antico adagio tutto prima o poi torna al suo posto, ogni regina sul proprio trono, ogni pagliaccio nel suo circo.
E così sarà, statene certi.
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