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La Sampdoria piange una leggenda: ciao Sinisa Mihajlovic

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«Ho affrontato ogni partita come fosse la vita e la vita come fosse una partita». La partita della vita di Sinisa Mihajlovic è finita questo pomeriggio, per colpa di una bastarda recidiva di leucemia mieloide. Tre fischi netti nel silenzio assordante di una Roma già pronta per le imminenti festività natalizie. Fischi come gelide lame nel petto per tutti quelli che gli hanno voluto bene. Noi sampdoriani siamo certamente tra quelli. E oggi come non mai non possiamo che esserne orgogliosi.

Perché Sinisa di quel noi è parte, parte del nostro essere, della nostra storia. Prima da avversario, nella più epica trasferta di sempre, in quella notte di Sofia in cui saggiammo il suo mancino micidiale. Poi da calciatore, leader difensivo per quattro stagioni di una squadra che seppe divertire ma che avrebbe potuto fare di più. E infine da allenatore, quando ci prese in fondo alla classifica e ci portò in un anno e mezzo a riassaporare il gusto d’Europa. Lui e noi, noi e lui: un rapporto sincero, di rispetto e riconoscenza, scrigno di fotogrammi indelebili per la memoria collettiva blucerchiata.

Sinisa che tira la bomba. Sinisa che segna alla prima in Supercoppa. Sinisa che segna alla prima in campionato. Sinisa che sbaglia il rigore con l’Arsenal. Sinisa che diventa libero a Cagliari. Sinisa che con il Piacenza non segna su punizione. Sinisa che viene espulso a Perugia. Sinisa che esulta con la panchina a San Siro. Sinisa che la mette da corner sulla testa del Mancio. Sinisa che la mette sul destro di Verón. Sinisa che corre da Vuja. Sinisa che ce ne fa tre a Roma con la Lazio. Sinisa che torna e cita Kennedy. Sinisa che abbraccia Krsticic. Sinisa che vince due derby, con Maxi e Gabbia. Sinisa che bacia Yelena a Novi Sad. Sinisa che il suo profumo lo senti a distanza (anche di anni). Sinisa che ti parla della sua Serbia. Sinisa che si incazza. Sinisa che mette gli allenamenti punitivi alle 7 del mattino. Sinisa che rincorre Regini a fine derby. Sinisa che esulta con Sakic. Sinisa che sorride. Sinisa che saluta la Sud per l’ultima volta. Sinisa che ce ne sarebbero a centinaia da raccontare.

Sinisa che era ed è tutto questo: un uomo vero e coraggioso, un’autentica leggenda che noi, alla Sampdoria, non dimenticheremo mai.

Alla moglie Arianna, ai figli Viktorija, Virginia, Miroslav, Dušan e Nicholas, alla nipotina Violante e a tutta la famiglia Mihajlovic le più sentite condoglianze da parte del presidente Marco Lanna e di tutta la società.

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Paolo Bardetta

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