«Non sono soddisfatto dei miei portieri, ti vorrei in prestito alla Sampdoria per il Torneo di Viareggio» disse Antonio Soncini.
Iniziò così la storia incredibile di Gianluca Pagliuca, che dopo quel torneo non si è più fermato. Un’adolescenza fatta di alti e bassi con un unico obiettivo: diventare un calciatore. Nato a Bologna, Pagliuca è cresciuto nelle giovanili della sua città natale. Dal 1987 al 2007 è l’estremo difensore di Sampdoria, Inter, Bologna ed Ascoli ma a noi piace ricordarlo soprattutto come il portierone della Sampd’oro, tra i principali protagonisti di un’epoca fantastica e indimenticabile con uno scudetto, tre coppa Italia, una Supercoppa italiana e una Coppa delle Coppe vinte.
Con l’Inter, invece, vince una Coppa Uefa. Difende, ovviamente, anche la porta della Nazionale, totalizzando 39 presenze e subendo 27 reti. In azzurro conquista il bronzo ai Mondiali del 1990 e l’argento a quelli del 1994. All’inizio giocava ovunque, poi arrivò in porta e da lì non uscì più. Una vita fatta di sacrifici, dalle prime esperienze alla Ceretolese fino alla chiamata della Sampdoria, dove diventa grande.
Da Genova a Milano, sponda Inter, dove si consacra come uno dei portieri più forti di sempre. Poi il ritorno a casa, a Bologna, dove dimostra che l’età non conta, e il record di Zoff infatti viene battuto. Dai campi della parrocchia fino ad arrivare ai Mondiali, il coronamento di un sogno. Appesi al chiodo guanti e scarpette, nel 2009 consegue il patentino di allenatore di serie A ed è, dal 2016 al 2020, preparatore dei portieri della Primavera del Bologna.
Domani Gianluca sarà a Genova per la presentazione del suo libro Volare libero, realizzato in collaborazione con il giovane collega Federico Calabrese, in programma alle 18 presso le librerie Coop al Porto Antico.
“Scegliere può essere o un lusso o un tunnel dove la luce e ancora troppo distante per ragionare in maniera razionale – dice Pagliuca –. Sono stato catapultato nell’unico mondo che sentivo mio, nell’unica realtà in cui volevo vivere. Nel posto più sicuro al mondo, quello che mi ha sempre protetto, soprattutto nelle situazioni difficili della mia vita.”
Dai tanti aneddoti raccontati, passando per gioie e dolori, fino ad arrivare al rapporto con persone che hanno avuto un ruolo importante nella sua crescita come uomo e come calciatore: “Ripercorrere le tappe della mia carriera significa riavvolgere il nastro, rivivere i ricordi e viaggiare con la mente tra diversi luoghi che mi hanno dato tanto, città che nel bene e nel male mi hanno formato” conclude Pagliuca che domani sarà affiancato da diversi ex compagni di quel periodo memorabile della storia blucerchiata.
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