“Non hai bisogno di vedere l’intera scalinata. Inizia semplicemente a salire il primo gradino”.
Penso sia proprio azzeccato associare questa celebre frase di Martin Luther King al momento che sta vivendo la nostra cara e amata Sampdoria sia in merito a quanto visto sul campo ma soprattutto dopo la fine della sessione estiva del calciomercato conclusa con gli arrivi di Winks, Pussetto e Amione che si vanno ad aggiungere a quelli di Djuricic, Villar, Segovia e i rientri di Murillo, Leris, Verre, De Luca.
Penso sia proprio azzeccato associare questa massima perché ormai lo sappiamo tutti qual è la situazione della nostra Samp, in attesa di una svolta societaria con quel cambio di proprietà tanto atteso, osannato e che possa portare, secondo le voci di alcuni, quel vento di ottimismo e gioia dopo le tenebre degli ultimi anni.
Ma, come direbbe qualcuno: “Mi consenta”, per me, soggetto romantico, poetico e a volte sognatore, che soprattutto e persino quando gioca a Fifa si prende la Samp per portarla alla gloria che desidera, l’ottimismo, la gioia, la luce, la danno proprio quelle “bandiere blucerchiate che continuano la grande magia”.
Per me, la gioia e l’ottimismo, lo da il sacrificio del nostro Presidente Lanna che si è trovato a confortare amorevolmente, dopo anni di oscurità e sotterfugi, una ragazza, la nostra ragazza, ferita, umiliata, depauperata, frastornata che era solo in cerca di ritrovare finalmente se stessa e le persone a lei più care: i suoi tifosi.
Per dirla alla Isabel Allende: “Non si può costruire niente di solido sulle bugie e sulle omissioni“.
Certamente è un pensiero veritiero, eppure Lanna è riuscito soprattutto in questa impresa.
Ricucire una ferita aperta tra i tifosi e la loro amata, portare un vento di ottimismo, serenità non facendo pesare su noi stessi i grossi macigni che quotidianamente porta dentro.
Il suo obiettivo è stato quello di riportarci con gioia allo stadio, riportarci a casa, la nostra casa con le nostre gioie, le nostre sofferenze, i nostri attimi di sconforto che poi si trasformano subito in un lampo perenne di sole, Gabbiadini docet.
E questo, visti gli ultimi anni, è stato il suo più grande traguardo, “riportarci con gioia a casa” perché come scrive Papa Francesco: “La “casa” rappresenta la ricchezza umana più preziosa, quella dell’incontro, quella delle relazioni tra le persone, diverse per età, per cultura e per storia, ma che vivono insieme e che insieme si aiutano a crescere.”
Persone che vivono insieme e che insieme si aiutano a crescere.
Frase importante e non banale (confesso di sentirmi in questo momento un sacerdote alle prese con la sua omelia (perdonatemi) ma che ci tengo a sottolineare marcatamente perché il nostro compito, unico e solo, è quello di stare tutti uniti e insieme alla Samp, insieme al Presidente Lanna e tutti gli addetti ai lavori riuscire a superare questo momento sicuramente difficile ma per poi, gradino dopo gradino, salire nella vetta della scalinata e poter urlare: Vittoria.
Ecco perché, almeno io, già da oggi mi sento di gridare “vittoria” per quanto sacrificio, lavoro e dedizione sta dimostrando il nostro Presidente.
Ecco perché, almeno io, mi sento di dire “Grazie Presidente”, perché se ancora oggi posso avere il privilegio di andare allo stadio, cantare “chissà com’è adesso la domenica con lei”, è per merito suo e per l’amore che nutre per la nostra Cara e Amata Sampdoria.
Ecco perché, almeno io, mi sento di sostenere i ragazzi che scendono in campo per la nostra maglia, di sostenere il Mister che consapevole di tutte le difficoltà non ha abbandonato la nave ma ha accettato la sua missione portandoci in salvo, “Derby Docet”.
Per le nostre non-possibilità, chiare ormai a tutti, è stato fatto quanto di più giusto e corretto e io non sono nessuno per puntare il dito sulla gestione altrui, sulle scelte.
Io non sono nessuno per giudicare, menzionare, criticare quello che al momento si sta facendo perché non so in quanti avrebbero accettato questa missione, questa sfida immensa per cui ancora una volta dico Grazie Lanna.
Perché per dirla alla Siciliana, passatemi una traduzione non volgare: “Sono tutti bravi con il sedere degli altri”.
Io scendo in campo per tifare la Samp, sostenere l’allenatore e affiancare il Presidente in questa lunga scalinata che sarà fatta, come la vita, di momenti di luce e tenebre di buio.
Non saranno i nomi, le figurine panini di Cr7, Messi, Neymar (dico loro ma nessuno si offenda, è solo un esempio) a portarmi allo stadio oppure no.
Perché se io tifo veramente la Sampdoria lo faccio a prescindere da chi scende in campo e in campo scendono le anime e non i numeri.
Il mio comandamento è solo questo:
“Può passare il tempo
Ma siamo sempre noi
Cambieranno tante cose
Anche i nomi dei nostri eroi
Ma guarda sul quel campo di periferia
Quante maglie blucerchiate che continuano la grande magia!”
Ecco io voglio viverla questa magia insieme a tutta la Nostra Samp, dal Presidente al Mister passando per i giocatori.
Perchè alla fine, come diceva Goethe: “È necessario unirsi, non per stare uniti, ma per fare qualcosa insieme.”
FORZA SAMPDORIA!
Paolo Bardetta
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