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Damsgaard: “Ranieri mi ha aiutato tantissimo. È un ottimo allenatore e una persona con la quale ci si può confrontare”

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Mikkel Damsgaard non è più una sorpresa. Il gioiello della Sampdoria partita dopo partita si sta sempre più dimostrando una pedina fondamentale per il gioco di Ranieri, nonostante la sua giovane età.

Talento e tanta voglia di lavorare. 

Il danese ai taccuini dell’edizione odierna di Week ha così commentato: “Non sono uno che si lamenta o che urla in campo, ma mi piace essere propositivo, dire la mia per aiutare la squadra a fare sempre meglio”.

Su Ranieri: “È stato fondamentale per velocizzare il mio ambientamento nel calcio italiano. Mi ha aiutato tantissimo. È un ottimo allenatore e una persona con la quale ci si può confrontare. Lui mi ha spiegato quanto sia importante vincere, e come. Mi ha fatto capire che ci sono partite in cui è necessario vincere, non importa come, e altre in cui puoi pensare di più alla qualità del gioco. Cambia l’approccio alla partita stessa”.

Sulla Samp: “Avevo bisogno di fare un passo in avanti, misurandomi con un calcio più competitivo rispetto al danese. Prima di firmare ho visitato le strutture e parlato con le persone del club, che mi hanno illustrato la dimensione e il progetto della società. Sono rimasto soddisfatto delle risposte alle mie domande. Da luglio a oggi devo dire che la realtà italiana ha corrisposto alle mie aspettative: giocatori forti, tecnici preparati, campionato di alto livello. Quello che mi serviva”.

Le sue origini: “La mia è una città molto piccola, quello che voi chiamereste un villaggio, vicino al mare, dove tutti si conoscono e con un bellissimo campo da calcio. Era l’unico con erba artificiale, così da poterci giocare anche in inverno, quando i terreni naturali diventano talmente fangosi da essere impraticabili. Ricordo che noi ragazzi uscivamo di casa, ci chiamavamo dalla strada uno con l’altro e poi tutti insieme si andava al campo.Forse è una piccola cosa, ma è un ricordo prezioso”.

La Danimarca: “Danimarca per me significa casa: lì ho famiglia, amici, i piatti preparati da mamma e papà. Certo, ognuno pensa che il Paese dove vive sia il migliore e non voglio buttarla in politica, ma sono felice che da noi il welfare, per esempio, sia tenuto in così alta considerazione. Sì, la nostra è una nazione felice’.

La Liguria: “Qui ho trovato paesaggi splendidi. Genova vista dall’alto è impressionante. E anche da voi il cibo non è male. La pasta col pesto molto buona. Meglio il pesto della focaccia”.

La sua formazione: “Ho finito la scuola dell’obbligo prima di dedicarmi interamente al calcio. Materia preferita? Educazione Fisica. Non c’è un momento o un episodio preciso. So che a tre o quattro anni giravo già tutto il giorno col pallone sotto al braccio”.

Papá: “È bancario, come mia madre. Lui Henrik, lei Ann Louise. Poi c’è Katrine, mia sorella più grande, che studia’.

Su Laudrup: “Ho visto qualcosa su YouTube. Lui è il campione di riferimento per i ragazzi danesi, essergli paragonato mi inorgoglisce. Laudrup è partito da un Paese piccolo come il nostro per arrivare nei più grandi club europei. Io ho appena iniziato quello che spero sia il suo stesso viaggio”.

Il suo stile di gioco: “Per me il dribbling è una dote naturale. Dipende dall’istinto più che dallo studio. Però, dopo aver guardato i video di Laudrup, è possibile che inconsapevolmente cerchi di imitarlo”.

I suoi calciatori preferiti: “Per me non c’è nessuno come Iniesta. Per il resto, ora ho la fortuna di affrontare grandi squadre – Juve, Inter, Milan – e grandi giocatori. Guardandoli dal vivo, da ciascuno di loro posso imparare qualcosa. Chiesa. È tecnico, potente, veloce. Ma quelli che mi hanno impressionato, perché non pensavo fossero così bravi nella gestione della palla, sono due difensori: Chiellini e Bonucci. Sapevo che sono bravissimi a difendere, non mi aspettavo che sapessero anche giocare così bene col pallone tra i piedi. Alexis Sanchez. È rapido di gambe e di pensiero. È sempre un passo avanti rispetto a te. Kessie, è forte fisicamente».

Sulle difficoltà: “Tutto è stato condizionato dal Covid, soprattutto quando vivi da solo, come nel mio caso. Non sono stato libero di muovermi come avrei voluto, per fortuna i compagni mi hanno dato una mano, a partire dal gruppetto di scandinavi: Ekdal, Thorsby, Askildsen. In campo, avevo messo in conto di trovare delle difficoltà, visto il livello. Ma non sono state superiori a quelle che mi aspettavo. E le sto superando abbastanza bene»”.

Il suo tempo libero: “Ho casa a Quinto e passo il mio tempo tra Playstation, musica, Netflix. Gioco soprattutto a Call of Duty. Quasi tutti i calciatori che conosco preferiscono Call of Duty a Fifa o Pes: già viviamo di calcio nella realtà… La musica che mi piace di più è il rap, la serie tv è Vikings. Tra tutti, il personaggio che amo è Ragnarr Lodbrok. Perché dalla Scandinavia parte alla conquista del mondo”.

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Paolo Bardetta

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