Editoriali

Le metamorfosi di Jakub e quel “Non spetta che a me”

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“Osa diventare ciò che sei. E non disarmarti facilmente. Ci sono meravigliose opportunità in ogni essere. Persuaditi della tua forza e della tua gioventù. Continua a ripetere incessantemente: “Non spetta che a me”.

Scriveva cosi Andrè Gide, premio nobel per la letteratura francese nel 1947, quando affrontava il tema legato al credere sempre in se stessi e nelle proprie forze. 

Il fulcro di questa splendida frase risiede nella parola finale: “Non spetta che a me”. Ed è proprio vero perché a volte nella vita di tutti i giorni abbiamo sempre bisogno della spinta motivazionale degli altri per credere in noi stessi, ma se noi siamo i primi a mollare e a non credere nelle nostre capacità, nulla vale il sostegno degli altri. Gli altri ci sostengono si, ma siamo noi ad agire. Spetta proprio a noi essere gli artefici del nostro vivere.

 Nel mondo del calcio questa frase rappresenta un paradigma imprescindibile, un punto interrogativo presente in ogni stagione.

E noi quel “non spetta che a me” sentiamo di attribuirlo a Jakub Jankto. 

Arrivato in punta di piedi nel 2018 e con l’umiltà di un ragazzo che si è sempre messo in discussione. Tutti noi lo conoscevamo come ex giocatore dell’Udinese che tanto bene aveva fatto in Friuli. Ma in questi due anni a volte è stato la controfigura di se stesso con prestazioni a volte che lasciavano molto a desiderare. 

Ma Jakub non ha mai smesso di credere in se stesso e a questo ha associato il coraggio di Ranieri che lo ha inserito nel suo progetto di squadra, nel suo emblema di squadra. Ecco perchè la spinta motivazionale di Ranieri, che ha sempre creduto in lui, lo ha reso quel giocatore che tutti abbiamo conosciuto a Udine se non più bravo.

C’è stato quel momento in cui lo stesso Jankto ha detto “adesso spetta a me” e prestazione dopo prestazione è diventato un punto fermo per la Sampdoria. 

Quest’anno appena concluso sono state 30 le presenze con due gol a segno contro Inter e Brescia. Il centrocampista blucerchiato ha contribuito e non poco alla salvezza della Sampdoria dimostrando anche un ottimo feeling con Augello sulla corsia di sinistra.

Disinvolto, agile a superare l’avversario, coraggioso nel rischiare un dribbling e istintivo nell’andare al tiro come nel bellissimo gol al volo contro il Brescia, sono tutte qualità che il Ceco aveva ma che ha dovuto solo rispolverare con la polverina magica de “Non spetta che a me”.

Dalla sua il classe 1996 ha ancora una vita calcistica davanti per poter solo che migliorare…ma le basi per fare meglio ci sono tutte.

Ranieri crede in lui e anche per il prossimo anno punterà su di lui nell’intelaiatura della squadra. Anche se, nelle ultime ore come riportato da “La Gazzetta dello Sport”, si registrerebbero voci di un interessamento di alcuni Club in Bundesliga.

Ovviamente solo voci e supposizioni di mercato, nulla di più. Il ceco ha sempre manifestato la sua volontà di restare e Ranieri, come detto più volte, crede in lui. 

Le voci di mercato ci sono e ci saranno, ma fanno parte dei frutti raccolti da quel “Non spetta che a me”.

Continua cosi Jakub, perchè alla fine è verissimo quanto affermava il grande Seneca: “Mi chiedi qual è stato il mio più grande progresso? Ho cominciato a essere amico di me stesso.”

Paolo Bardetta

 

 

 

 

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Paolo Bardetta

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