Una delle nuove figure del CdA della Sampdoria, Enrico Castanini, si è voluto raccontare a 360° ai taccuini dell’edizione odierna de il Secolo XIX.
La prima informazione emersa, la sua passione per la Sampdoria: “Ce l’ho nel codice genetico. Ho un rapporto più che trentennale con la gradinata Sud, la prima partita me l’hanno portata a vedere a quattro ani, ricordo che nel 1973 sul treno speciale dei tifosi per la partita di Torino, quella decisa da Boni che ci salvò, con la mia famiglia tra genitori, fratello, nonna, zii, riempimmo più di uno scompartimento. In più sono nato a Sampierdarena, i miei avevano negozi in via Cantore, mi viene quasi da dire che non potrei essere più sampdoriano di così”.
Sulla sua nuova figura all’interno della Sampdoria: “In realtà sono mesi che mi stavo dicendo che alla mia età, con tutti gli incarichi che ho già, avrei voluto rallentare. Ma poi quando il professor Profiti mi ha parlato di questa possibilità il cuore ha iniziato a battere più forte. La Sampdoria è un amore giovanile e agli amori non si dice mai di no”.
Il suo iter di formazione professionale: “Ho una formazione da manager e sono abituato a valutare i fatti. Devo dirvi in onestà che finora ho sentito solo e unicamente Profiti, che conosco e stimo e tra l’altro e pure lui sampdoriano anche se non è nato a Genova. Non ho ancora parlato con Ferrero, né con il dottor Vidal. Per ora dico che il CdA così come il Collegio Sindacale è composto da professionisti qualificati e questo è fondamentale. Per il resto vedremo”.
Sulla figura di Pollio e la polemica scoppiata tra i tifosi per la sua fede genoana: “Vorrei fare una considerazione. Pollio lo conosco già perché è stato commercialista in società in cui c’ero anche io ed è senza dubbio un professionista di alto livello. Che sia genoano, dovendo occuparsi dei conti, non mi pare un problema. Capirei di più se fosse stato genoano un componente del CdA, che è un organo politico di amministrazione, ma un commercialista deve essere bravo a fare i conti, per chi tifa conta poco”.
Sulla Sampdoria ché verrà: “Non voglio nascondermi o svicolare, ma è presto per una domanda così. Dopo Ferragosto inizieremo a discuterne, ora posso parlare da tifoso incallito. Ho avuto tanta paura quest’anno prima del Covid e ne ho avuta anche durante il lockdown perché temevo che le conseguenze di questo lungo stop e del Coronavirus sui nostri potessero restituirci al campionato indeboliti. Non solo non è successo ma la Sampdoria è stata tra le squadre migliori post Covid e si è salvata addirittura con quattro giornate d’anticipo. Credo che tutto questo a Ranieri vada riconosciuto. Ha gestito benissimo la situazione”.
I suoi giocatori del cuore: “Fatemi essere romantico: dico Alviero Chiorri perché mi ha fatto innamorare dalla prima volta che è entrato in campo e ricordo che aveva scartato tutti. Un talento enorme, molto superiore a quello che ha raccolto in carriera. Della Sampdoria di oggi vedo un grande talento in Bonazzoli e spero che gli verrà concessa la possibilità di sbocciare a pieno”.
Sulle cessioni e le plusvalenze: “Il calcio oggi vive di plusvalenze e non solo nella Sampdoria. Da tifoso è ovvio che vorrei non venisse mai venduto nessuno, da manager dico che ci sta anche vendere i talenti purché si vendano al meglio. E per uno come Bonazzoli, parlo in astratto, a mio pare il meglio come valore lo raggiungerebbe non dopo i primi gol in A ma dopo un’altra stagione”.
Sul rapporto non di certo idilliaco tra Ferrero e Tifosi: “Penso che la società debba recuperare in qualche modo il rapporto con la tifoseria e stringere maggiormente il legale con la città. La Sud e i tifosi amano visceralmente la Sampdoria, ricordo partite in cui il calore della Gradinata ha realmente cambiato gli equilibri in campo perché quando si incendia mette soggezione a chiunque. E questo è un valore che sfruttato. Nel mio piccolo mi impegnerò affinché il rapporto tra la società e la città sia maggiore
. Così come spero presto finiscano le porte chiuse, che alle squadre come la Sampdoria tolgono moltissimo”.Fonte”Il Secolo XIX”
Paolo Bardetta
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