Ennesima giornata a dir poco convulsa per il calcio italiano, con il pesante condizionamento dovuto all’emergenza Covid-19 che sempre più sta generando preoccupazione nel Paese. Nella notte tra sabato e domenica, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha emanato un nuovo decreto, allargando le cosiddette zone rosse a tutta la Lombardia, oltre che a quattordici province di Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte.
Sebbene il nuovo dispositivo non abbia apportato modifiche a quanto previsto in precedenza per il mondo dello sport – competizioni rigorosamente a porte chiuse fino al 3 aprile – non hanno tardato ad arrivare le reazioni dei protagonisti. Se la FIP (Federazione Italiana Pallacanestro) ha immediatamente sospeso l’attività, il campionato di calcio è andato avanti (si è giocato anche in Serie B e C), ancora una volta però, dilaniato dalle polemiche interne.
La prima voce a levarsi, già nella serata di ieri, era stata quella di Damiano Tommasi, Presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, che aveva chiesto a gran voce lo stop dei campionati.
Posizione poi reiterata ufficialmente nelle prime ore di domenica, con una lettera recapitata a Governo, Ministero dello Sport, CONI, FIGC e Lega Serie A. La missiva ha incontrato il favore del Ministro dello Sport Spadafora, che ha dichiarato: “Condivido la posizione di Damiano Tommasi, e mi unisco alla sua richiesta. Non ha senso in questo momento, mentre chiediamo enormi sacrifici ai cittadini per impedire la diffusione del contagio, mettere a rischio la salute dei giocatori, degli arbitri, dei tecnici, dei tifosi che sicuramente si raduneranno per vedere le partite, solo per non sospendere temporaneamente il calcio e intaccare gli interessi che ruotano attorno ad esso. Altre Federazioni hanno saggiamente optato per uno stop per i prossimi giorni. Credo sia dovere del presidente della FIGC, Gravina, un supplemento di riflessione, senza attendere il primo caso di contagio, prima di assumersi questa gravosa responsabilità”.
La confusione si è così palesata in Parma-SPAL, match inizialmente previsto per le 12.30, con i giocatori richiamati negli spogliatoi pochi minuti prima del calcio d’inizio. La partita si è poi disputata regolarmente, ma con avvio alle 13.45. L’AIC, nel pomeriggio, ha ulteriormente espresso il proprio parere contrario alla prosecuzione dei campionati, con un comunicato pubblicato sul proprio sito.
La posizione di quello che è di fatto il sindacato dei calciatori è perciò estremamente chiara. Trova però, al momento, la ferma opposizione della Lega Serie A, il cui Consiglio si è riunito d’urgenza proprio per discutere il caso della gara del Tardini: “Il Consiglio di Lega Serie A ha ritenuto doveroso rispettare le indicazioni governative previste nel DPCM di questa mattina, proseguendo con lo svolgimento delle partite a porte chiuse. Contravvenendo alle previsioni contenute nel Decreto, l’AIC ha chiesto, a pochi minuti dal fischio di inizio, la sospensione del campionato, paventando lo sciopero dei calciatori. Una richiesta che ha messo a serio rischio la tenuta del sistema, già fortemente penalizzato dallo stato di emergenza, minacciando anche il pagamento degli stessi stipendi dei calciatori. Anche oggi la Lega Serie A si è attenuta strettamente a quanto determinato dal Dpcm emanato questa mattina dal Primo Ministro Conte, nel combinato disposto con la decretazione d’urgenza della FIGC, che ha stabilito che tutte le gare sul territorio debbano svolgersi a porte chiuse”.
Preso atto delle diverse istanze, la FIGC ha convocato per martedì un consiglio federale straordinario, nel quale sarà probabilmente deciso il destino dei campionati 2019/2020. Un punto focale è la questione legata ai diritti televisivi: se lo stop ai tornei arrivasse infatti dal Governo, la Lega Calcio non risulterebbe inadempiente nei confronti di Sky e DAZN.
Sareste favorevoli allo stop dei campionati?
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