Quando divoravo un Topolino dietro l’altro, ormai ahimè troppi anni fa, il personaggio di Gastone non mi è mai risultato particolarmente simpatico. La sua fortuna sfacciata, il suo vantarsi di non aver mai avuto bisogno di lavorare – è la Dea Bendata a garantirgli tutto il necessario per vivere senza patemi – e la sicumera nel credere che, prima o poi, Paperina cederà al suo fascino lasciando il povero Paperino, me lo rendevano anzi addirittura inviso. Persino più del cattivo tra i paperi, Rockerduck, il miliardario sempre invidioso e un po’ pasticcione.
Il nostro Gastón(e) nella vita non è stato spudoratamente baciato dalla sorte, quanto dal talento. Ma spesso mi ha fatto infuriare come a suo tempo mi capitava con il suo quasi omonimo in piume e trifoglio. Quante volte, vedendo giocare Ramírez, ci siamo chiesti come potesse uno che ha ricevuto in dono quel mancino non incidere su una partita? Quante volte lo abbiamo visto uscire emotivamente dall’incontro, perdendosi in qualche assurdo litigio con l’arbitro di turno? O caracollare su e giù per il campo, incapace di attingere a una delle innumerevoli giocate di qualità che la sua classe gli consentirebbe? Che rabbia, per noi persone normali, che non abbiamo ricevuto particolari doni, veder gettare al vento – o comunque non utilizzarlo a pieno – un simile talento!
Ieri però, nella Torino granata, in quella che a posteriori speriamo sarà ricordata come la chiave di volta di questa disgraziata stagione, Gastón(e) si è regalato – e ci ha regalato – una serata in cui restituire al Calcio un po’ di quella bellezza che il Calcio gli ha messo nei piedi. Come credo molti di voi, ho riguardato almeno una decina di volte la punizione dell’uno a uno: un gesto tecnico talmente perfetto da richiamare alla mente un’altra punizione di un altro sudamericano piuttosto bravo col sinistro, che per pudore non nominerò. Una carezza al pallone, una traiettoria dolce quanto spietata, che non ha concesso a Sirigu nemmeno l’ardire di provare a evitare l’inevitabile.
Il fragile Torino del neo-tecnico Longo, su quella punizione, ha avvertito di colpo tutto il peso delle ultime difficili settimane. E la Sampdoria, che il peso lo ha invece gettato via, ha conquistato con pieno merito una vittoria di inestimabile valore. Nulla è ancora compiuto: la salvezza è certo più vicina ma ancora tutta da conquistare, a partire dalla sfida di domenica prossima contro la Fiorentina, cui farà seguito un trittico molto complesso con Inter, Verona e Roma.
E certo Gastón(e) – che con 5 reti stagionali ha superato il suo miglior score in blucerchiato, e punta gli 8 centri della stagione 2011/12 a Bologna – tornerà a farci disperare. Ma noi sampdoriani, da sempre innamorati dei talenti un po’ scapestrati, torneremo a perdonarlo.
In cambio di queste magie, s’intende.
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