Editoriali

La maglia sudata

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“Un punto è sempre un punto, soprattutto dopo la sconfitta di Roma con la Lazio. La prestazione c’è stata: abbiamo corso, abbiamo lottato e oggi si poteva vincere, ma anche perdere. Sapevamo di incontrare una squadra super organizzata e che in contropiede ha preso un palo interno. Noi abbiamo tirato tanto in porta, entravamo sugli esterni poi cercavamo la giocata giusta nei 16 metri, ma non l’abbiamo mai trovata anche se ci sono state due ottime conclusioni. Più di questo non potevo chiedere alla squadra”. 

Queste le parole con cui Ranieri ha commentato lo 0-0 con il Sassuolo: difficile essere in disaccordo. Sir Claudio ne ha viste troppe per non sapere che anche un punto, portato a casa dopo una gara che con buona probabilità non entrerà negli annali, può risultare fondamentale al momento di tirare le somme. Certo è legittimo che al tifoso resti l’amaro in bocca, principalmente alla luce dei quasi 70 minuti giocati con l’uomo in più. Ma è altrettanto vero che, nonostante le sole tre lunghezze a separare le due formazioni in classifica, il Sassuolo – anche in inferiorità – ha mostrato di essere una squadra più strutturata. Capace di resistere con apparente tranquillità, grazie alla ferrea applicazione del proprio piano partita, ai pur generosi tentativi della Samp.
Prendiamo dunque il punticino senza troppi rimpianti: non è certo questa una stagione che si presti ad atteggiamenti snobistici.

Quello che però più mi ha colpito nelle dichiarazioni di Ranieri, e che fa il paio con le mie sensazioni nel dopogara, è l’ultima frase: “Più di questo non potevo chiedere alla squadra”. Un concetto talvolta abusato, ripetuto da molti allenatori in post-partita tutti molto simili gli uni agli altri. Ma che, in questa occasione, è davvero calzante. Ed è al contempo motivo di soddisfazione e preoccupazione.
È infatti innegabile, da un lato, che i ragazzi di Ranieri abbiano messo in campo concentrazione, grinta, generosità e voglia, fino al termine della gara, di superare Consigli. Lo dimostrano i 25 tiri (solo 3 nello specchio), i 28 contrasti vincenti (13 quelli dei neroverdi), i 20 cross tentati da Augello e Linetty (11 per il terzino, 9 quelli del polacco). Come si usa affermare in questi casi, insomma, la maglia è stata sudata. Un qualcosa che, si dirà, dovrebbe essere scontato per chi fa il mestiere più bello del mondo. Ma che, nei fatti, non sempre lo è. Un qualcosa che, soprattutto, ci dimostra come la squadra sia assolutamente consapevole della situazione, e pronta a lottare al meglio delle proprie facoltà.

Dall’altro lato però, e qui risiedono le ragioni di una lettura pessimistica della gara, tanto impegno e abnegazione hanno purtroppo prodotto poco di tangibile. Detto dei soli tre tiri in porta, e al netto di un probabile calcio di rigore non concesso, sono state davvero poche le situazioni pericolose per la porta del Sassuolo. E c’è di più: ancora una volta, la superiorità numerica di cui ha potuto beneficiare la Samp è parsa quasi un impaccio ulteriore. Costretta a prendere in mano la partita, a proporre gioco contro un avversario più accorto per via dell’uomo in meno, la squadra di Ranieri palesa tutti quei limiti tecnici che vengono invece maggiormente mascherati quando sono gli avversari ad avere l’onere della costruzione.

E difficilmente negli ultimi giorni di mercato arriveranno giocatori capaci di innalzare il tasso tecnico della rosa. Restano certo, e non è cosa da poco, una difesa tornata solida (sesto clean sheet con Ranieri) dopo la disfatta di Roma e cinque punti di vantaggio sulla zona rossa. Sperando, pur in una stagione a dir poco malinconica, che sudare la maglia basti per arrivare a maggio senza troppi patemi.

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Diego Baracchi

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