Non è certo da sfide come quella contro la Lazio che la Sampdoria può ragionevolmente pensare di raccogliere punti per muovere la classifica. Le proporzioni e le modalità con cui è arrivata la sconfitta obbligano però a una – quanto più possibile serena – riflessione su quella che è stata senza alcun dubbio la peggior prestazione dell’era Ranieri.
E lo stesso tecnico, con la straordinaria esperienza e il buon senso che sono i suoi tratti distintivi, sapeva bene come il largo successo sul Brescia potesse essere preludio a un controproducente rilassamento. Lo aveva fatto presente già domenica scorsa subito a valle della gara (“Vietato mollare”), reiterando il concetto – “Abbiamo trovato una nostra compattezza, però il nostro sacrificio, la nostra voglia di essere squadra dobbiamo ribadirli ogni volta senza mai mollare” – alla vigilia della trasferta di Roma.
I ripetuti richiami a tutto l’ambiente blucerchiato non hanno evidentemente sortito gli effetti sperati, con la Samp che ha recitato contro i fenomenali biancoazzurri il ruolo dello sparring-partner. Mai in partita, mai in grado di contrastare gli attacchi avversari né di portare significativi pericoli alla porta di Strakosha. Ma al di là di un risultato che “sporca” le statistiche – i gol subiti salgono a 33, di cui 17 in 13 uscite nella gestione Ranieri – il rovescio subito all’Olimpico non sposta di un centimetro le prospettive stagionali. Ammesso che si voglia essere davvero onesti, in primis con noi stessi.
Già, perché non credo esista un singolo tifoso sampdoriano che non sogni una Samp capace di lottare per ben altre posizioni di classifica: negare la realtà dei fatti, però, non ha certamente il potere di rendere la rosa attuale una formazione da Europa League. I cinque gol rifilati al malcapitato Brescia avevano forse illuso oltre il dovuto che la pratica salvezza fosse poco più che una formalità, quando non addirittura già quasi sbrigata. La classifica è però lì a testimoniare altro. I risultati di ieri poi, con le vittorie di Sassuolo – prossimo avversario al Ferraris – e Fiorentina – 7 punti in 3 gare con Beppe Iachini – hanno reso ancor più evidente un fatto: a meno di improvvisi cali o rallentamenti, saranno con tutta probabilità cinque le squadre a giocarsi la permanenza in Serie A.
Lo conferma anche un mero dato statistico: la media punti nella gestione Ranieri, nonostante l’evidente quanto straordinario lavoro di Sir Claudio, è di 1,23 punti a partita. Numero che, proiettato sulle restanti 18 gare, condurrebbe la Sampdoria a quota 41, quindi appena sopra quella soglia psicologica cui storicamente guardano le formazioni che puntano a mantenere la categoria. Vero è che il bilancio degli scontri diretti con chi segue – vittorie con SPAL, Brescia e Genoa, pareggio con il Lecce – parla di una squadra che ha tutte le carte in regola per centrare l’obiettivo, l’unico davvero realistico, con la dovuta serenità.
Ma raccontare, e raccontarsi, di una Samp che nulla c’entra con il discorso salvezza era, è e continuerà a essere un errore. Errore che, se può essere perdonato a chi – avendo il cuore blucerchiato – fatica ad accettare questa condizione, non dovrà in alcun modo essere compiuto dalla Società. Mister Ranieri, con la consueta pacatezza, è tornato ancora una volta sul tema dei rinforzi: due centrali difensivi di piede destro, potendo contare attualmente sui soli Colley, Chabot e Regini, tutti mancini. E un attaccante “più forte” di Caprari, come dichiarato ieri, se quest’ultimo dovesse partire.
Perché non è cambiato nulla, comunque la si guardi.
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