Editoriali

Brutti, sporchi e cattivi. Ma va benissimo così.

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Brutti, sporchi e cattivi. Ma finalmente vincenti. Parafrasando un celebre film degli anni 70 diretto dal maestro Ettore Scola si potrebbe sintetizzare così la preziosissima vittoria ottenuta ieri sera a Ferrara, tre punti di platino conquistati contro una diretta concorrente che consentono ai blucerchiati di rifiatare e tirarsi fuori almeno momentaneamente dalle secche di una classifica a dir poco allarmante. Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: in una partita non certo per palati fini la Sampdoria non ha comunque rubato nulla considerando che nonostante la pressione pressoché costante degli avversari, soprattutto nella prima parte della ripresa, alla fine Audero è rimasto inoperoso o quasi e le occasioni migliori le hanno avute proprio gli uomini di Claudio Ranieri in particolare quando il Mister grazie ai cambi ha deciso che era il momento di sostituire la sostanza con la qualità.

Già, Ranieri. Uomo di grande esperienza e comprovato pragmatismo sta pian piano cercando di ricostruire (anche nel morale) una squadra che prima del suo arrivo manifestava limiti enormi non solo tecnici ma anche caratteriali. Spifferi da Bogliasco riferiscono di un ambiente mai così sereno come da quando l’ex artefice del “miracolo Leicester” ha preso in mano lo scettro del comando. “Dico ai tifosi che lotteremo fino in fondo in tutte le gare al di là del risultato” aveva promesso e così è stato come testimoniato dai minuti in cui sono arrivati il gol del pari con il Lecce e quello vincente di ieri sera con la Spal.

Pur non brillando sotto il profilo del gioco la nuova Samp appare certamente più solida in difesa e compatta a centrocampo, una svolta radicale rispetto a quella fragile e permeabile di Eusebio Di Francesco. Certo i gol arrivano ancora col contagocce ma giustamente in una situazione di estrema emergenza come quella che si è trovato ad affrontare Ranieri ha privilegiato il lavoro sulla solidità, caratteristica fondamentale per chi deve prima di tutto pensare a salvare la pelle. Per farlo non ha lesinato mosse anche sorprendenti, come quella di rispolverare Barreto mercoledì sera e “riesumare” ieri un Thorsby di cui onestamente si erano perse perfino le tracce. Per non parlare della scelta di Augello per rimpiazzare Jankto. Un modo per far sentire tutti coinvolti ma anche, forse, un messaggio chiaro alla squadra evidenziando come tutti siano a rischio se non disposti a sudare la maglia e a dare tutto in campo. Basti pensare che ieri la panchina blucerchiata era zeppa di giocatori che probabilmente sarebbero titolari fissi in quasi tutte le formazioni di media classifica, da Murillo a Bereszynsky, da Rigoni a Ramirez, da Bertolacci a quel Fabio Quagliarella che non più tardi di cinque mesi fa a dispetto delle 36 primavere festeggiava il titolo di capocannoniere della Serie A piazzandosi peraltro sul podio della scarpa d’oro preceduto solo da due mostri sacri come Messi e Mbappè.

Sia chiaro, non si è fatto ancora nulla e la classifica nonostante la vittoria di ieri continua a piangere, ma la strada intrapresa sembra finalmente quella giusta. Ora serve continuità e l’occasione rappresentata da due gare consecutive tra le mura amiche è ghiotta nonostante l’Atalanta di Gasperini domenica non sia proprio il migliore dei clienti possibili. E’ però altrettanto vero che l’organico della Samp non sarà magari da Europa League ma neppure da ultimo posto e con Torino e Roma i blucerchiati hanno dimostrato di potersela giocare alla pari anche con avversari sulla carta di caratura superiore. Casomai il peccato originale è stato quello di non aver acquistato una prima punta in grado di sostituire degnamente il capitano (che ieri a fine gara era costantemente in piedi a incitare i compagni indicando la bandierina quale approdo sicuro per il possesso palla, sempre a proposito di gruppo e di leadership), ma per quello eventualmente si potrà – e dovrà – rimediare a gennaio.

Nel frattempo avanti così. Brutti, sporchi e cattivi. Per lo spettacolo, se del caso, ci sarà tempo.

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Luca Podestà

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