Rassegna Stampa

Samp, la sfida di Ranieri: “Sono qui per salvarla”

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Normalità. Forse la Sampdoria aveva bisogno soltanto delle buone maniere e del realismo di sir Claudio – lo sapremo presto –, che si presenta alla piazza blucerchiata con le idee chiarissime sul modo in cui questo gruppo dovrà togliersi dai guai. Nel suo primo giorno blucerchiato, Ranieri (contratto biennale con bonus a incentivi) ricorda «una simpatia per la Sampdoria» di vecchia data, che va «al di là del mio tifo per la Roma. Io fui contento quando la Samp vinse lo scudetto e dispiaciuto per la finale persa a Wembley» un anno dopo in coppa dei Campioni (era il 1992), «anche perché a Londra c’ero pure io».

Si può fare

Questa squadra sarà pure malaticcia, ma l’impressione è che Ranieri abbia già in mano la ricetta per tirarla fuori dai guai. «DiFra è un grande allenatore, ma la ruota non ha girato», sintetizza il presidente Ferrero. A proposito del suo predecessore, Ranieri sceglie l’ironia: «Spero che Eusebio non mi odi, lo stimo tanto e mi auguro che trovi al più presto una squadra, perché se lo merita». Ogni riferimento all’identica staffetta del campionato scorso alla Roma non è assolutamente casuale. Ma ora Ranieri è qui, con il suo ginocchio sinistro operato di recente («non pensavo che mi avrebbero chiamato così presto»). La Samp aveva bisogno subito di aiuto: sei sconfitte in sette gare, urgeva un cambio di rotta, anche se questo non è il Leicester: «Dietro ad ogni favola c’è un grande lavoro. Giusto far sognare i tifosi, ma un passo alla volta. Sono stato chiamato da una squadra ultima in classifica, con la convinzione che non sia questo il suo reale valore. Chi darà il massimo, avrà la possibilità di giocare, gli altri dovranno aspettare». Neppure la storiella di debuttare sulla panchina della Samp contro la sua Roma, nel giorno del suo compleanno numero 68, lo intriga più di tanto: «Devo pensare solo a ridare autostima al gruppo. So accettare la sconfitta, ma solo quando una squadra ha dimostrato di essere più forte. Per motivazioni e voglia di sacrificarsi per i compagni non ci deve battere nessuno».

Onori e oneri

Il modulo? «Sceglierò undici elementi che abbiamo voglia di lottare, sarà il campo a suggerirmelo». Fa eccezione il capitano: «Quagliarella fa la differenza, l’anno scorso ha vissuto un anno magico, ma io cercherò di aiutarlo. Anche se, come si dice, “aiùtati che Dio ti aiuta”. Deve essere il riferimento positivo per i compagni. Avrà, dunque, un compito ancora più gravoso». Perché qui c’è una sola missione: «Non sono venuto per far crescere i giovani o ridare smalto alla squadra, ma per salvare la Samp».

Fonte: Filippo Grimaldi per La Gazzetta dello Sport

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