Non si possono azzerare le gerarchie, perché ciò equivarrebbe a una negazione di ruoli che, invece, hanno assolutamente bisogno di esistere. Ma rispetto ai tre anni di gestione di Marco Giampaolo, l’impressione — perché di questo si tratta, dopo una settimana di preritiro a Genova ed un’altra di lavoro in quota — è che Eusebio Di Francesco si sia messo addosso i panni del capobranco. In altre parole, lui comanda, certo, detta le regole, corregge, ispira, se serve dà ordini, ma in un regime che sia il più possibile simile a una democrazia calcistica condivisa. Una leggerezza seria, così si potrebbe definire lo stile pop di Di Francesco, rispetto alla Samp di Giampaolo,
qualcosa di paragonabile a un rock d’autore. Di Francesco non ha mutato atteggiamento rispetto al suo passato in panchina, più o meno recente.
Avanti tutta
DiFra ha lavorato forte sin dall’inizio sulla fase offensiva, ma semplicemente perché a livello di meccanismi difensivi la squadra affidata a Giampaolo aveva già basi sufficientemente solide per non insistere troppo
(per ora, almeno) sull’argomento. Giampaolo prediligeva la manovra per trame centrali, Di Francesco preferisce la profondità. In questo senso, non esiste dunque una vera e propria difficoltà legata al cambio di modulo (dal 4-3-1-2 al 4-3-3). Semmai, si può sostenere che ogni allenatore abbia una differente gestione del lavoro rispetto agli altri: Giampaolo era mentalmente più didattico, mentre l’approccio di Di Francesco è più soft. Non un’autentica condivisione del lavoro, ossia una responsabilizzazione
massimale dei singoli calciatori, ma qualcosa che le assomiglia. Visto da fuori, sembrerebbe che nessuno si debba sentire sotto esame. La verità sta nel mezzo: nel senso che la leggerezza aiuta, ma sarebbe sbagliato pensare che Di Francesco non esiga il massimo rispetto delle regole.
Ironia e dialogo
Una strategia, comunque, psicologicamente vincente, che mira ad ottenere i migliori risultati senza eccessivi stress mentali. DiFra più comunicativo del suo predecessore, dunque. E, se necessario, capace di sdrammatizzare usando l’ironia. Se il giochino funziona, anche i tempi di apprendimento da parte del gruppo sulle nuove dinamiche di gioco si accorciano in maniera notevole. Diventa fondamentale creare l’alchimia giusta: Di Francesco ha lavorato con giocatori dal cognome ingombrante, e sa bene come si debba interagire con i propri soldati. Poi, è chiaro, ognuno è figlio della propria storia, ma esistono comunque situazioni personali in divenire che in particolari momenti della stagione potrebbero pesare sulla performance dei singoli. E, allora, la porta di Di Francesco rimane sempre aperta. Se si crea l’alchimia giusta, il risultato è potenzialmente portentoso. DiFra è —non da oggi – pure molto attento al valore dei test atletici: ecco perché ha introdotto
quest’anno allo scopo una collaborazione stretta con la Mapei per tenere monitorate le performances individuali.
di Filippo Grimaldi
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