Il sogno Champions è vivo e la Lazio lotta insieme a lui: mercoledì si è rialzata e stavolta non si butta via, non cade di nuovo. Al massimo inciampa, ma poi colora il suo aprile di campionato tendente al nero: ora può sperare, anche se forse non dipenderà solo da lei. Alla Samp, sedotta da un pensiero europeo definitivamente abbandonato, resta solo la «missione re del gol» per Quagliarella, che ieri ha messo il 23° mattoncino, e da onorare il campionato come non ha fatto nel primo tempo.
UN’ESECUZIONE Per 45’ non è stata una partita ma un’esecuzione, con la vittima autoconsegnata al patibolo già dopo 3’. Colley ha immolato la Samp sull’altare dell’impostazione da dietro: palla persa su pressione di Caicedo e fuga dell’ecuadoriano verso Audero, per il gol più veloce della Lazio in questo campionato. Da lì errori tecnici e mentali in serie, una faticosa ricerca della leggerezza e degli automatismi di gioco che furono: come a Bologna, dunque non era stato un caso. Impossibile per metterselo contro una Lazio cattiva e cinica: idee Samp spaccate sul nascere e ripartenze. Ma impossibile anche non chiedersi dove iniziassero i suoi meriti a fronte di tanti demeriti avversari. Una risposta è arrivata con il 2-0, azione rifinita dal cross di Romulo e dallo stacco di testa con torsione perfetta ancora di Caicedo: tutto bello, da manuale biancoceleste, ma anche fin troppo facile. Come il riconoscere i meriti di Inzaghi, che pur rinunciando a Immobile ha disegnato l’attacco giusto: senza la qualità di Milinkovic e Luis Alberto alle spalle delle punte, l’ha cercata e trovata nella coppia sudamericana.
RIVOLUZIONE Nella ripresa, giocata dalla Samp da «7» dopo 45’ da «4», la reazione e la rivoluzione anche tattica: Ramirez espulso per un secondo giallo esagerato, dunque Giampaolo ha studiato (bene) con Jankto un 4-4-1 che ha disteso la sua squadra, allargando e sfilacciando la Lazio. Dignità, gambe e il calcio che ha dentro: così diversa da far rabbia. E da far riflettere la Lazio, che dopo un palo di Romulo ha perso il governo del gioco, con amnesie difficili da decifrare solo con il possibile calo fisico dovuto alle fatiche di Coppa Italia. Fatto sta che preso il gol di Quagliarella ha rischiato il 2-2 almeno due volte: palo di Murru fragoroso quanto una successiva punizione di Immobile sulla traversa e chance inghiottita da Defrel su invito di Jankto. Per il terzo anno di fila finisce 1-2, da inizio febbraio è l’ottava sconfitta per la Samp: un peccato, il rischio è che restino vivi i ricordi più recenti, nel giudicare la sua stagione. Ma forse ora si capirà meglio perché a Giampaolo la Samp non era piaciuta fino in fondo neanche dopo il derby vinto. Quello che aveva fatto fare progetti (europei) forse ancora troppo grandi.
Fonte: La Gazzetta dello Sport
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