Durante i tre campionati più recenti, l’Udinese ha sempre cambiato allenatore. Nell’ultima stagione, tre tecnici si sono succeduti su una panchina dall’alto indice di precarietà. Con Julio Velazquez, 37 anni, oltre a sperimentare la più giovane guida tecnica della Serie A, la famiglia Pozzo insegue un tentativo di continuità, senza la quale non si costruisce nulla. Chiamasi anche scommessa, e come tale non può ricompensare con un guadagno immediato. Però al pessimo debutto, con l’eliminazione interna in Coppa Italia contro il Benevento, sono seguite la rimonta di Parma e questo successo meritato con la Sampdoria. Non fosse per il finale in apnea, dopo un’immensa superiorità, questa dell’Udinese non sembrerebbe più una partita tronca come un cognome friulano, bensì la migliore esibizione dopo mesi di mestizie. Con la Sampdoria per un’ora impaurita spettatrice.
I MOTIVI Velazquez è stato pescato nella seconda divisione spagnola, all’Alcorcon, e subito viene da pensare cosa possa aver importato dalla sua nazione, dal suo calcio. Non il palleggio catalano, piuttosto la personalità madridista, ma non quella del Real. Almeno in questa notte somiglia molto a Diego Simeone per atteggiamento, pretese e gratificazioni. Esulta per un tackle di Machis, a centrocampo, una prima pressione che porta a una rimessa laterale, doriana fra l’altro, non a un contropiede o a una occasione da gol. E il suo modo di vivere la partita si riflette sui giocatori: Behrami pare il capo dei cholisti, feroce nel governare la squadra davanti alla difesa in un 4-1-4-1 molto più usato di un 4-3-3 di possesso, perché l’Udinese procede con gli squarci di Fofana, le aggressioni di Machis e De Paul, non nascondendo la palla con passaggi lenti. L’errore bianconero è quello di non saper aumentare la distanza quando stritola gli avversari, perché sono almeno sei le occasioni, oltre alla rete immediata di De Paul, prima che sparisca il fiato. E Lasagna, con due sbagli sulla coscienza, non aiuta la splendida compagnia. Ma quando tutti sono rinchiusi in area, anche Scuffet urla la sua presenza togliendo il pari a Linetty.
DORIA SVEGLIA TARDI La Samp è stranita davanti a una rivale così orizzontale, resta a lungo piantata davanti al suo problema e non riesce a risolverlo. Marco Giampaolo è simbolo di stabilità, inizia la terza stagione nello stesso posto, viene stimatoesembra sempre poter meritare di più, però nella sua vita doriana è sempre arrivato decimo, una sorta di vorrei ma non posso o non ci riesco, chissà perché. Per dare sostanza alle proprie ambizioni vorrebbe riproporre calcio fluido, scorrevole ai lati e impreziosito da un trequartista, apice di un rombo centrale che sa deformarsi senza perdere attenzione e distanze (4-3-1-2). Ma tutto ciò avviene soltanto dopo i cambi, con Saponara, Kownacki e Ekdal al posto di Ramirez, Jankto e Quagliarella. Tutti questi a loro modo poco presentabili, come del resto Barreto fuori ruolo e gli esterni Murru e Bereszynski che si arrendono facilmente. La Sampdoria cresce tardi, con gli aiuti del mercato. Almeno questa è una speranza per Giampaolo.
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