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Diritti tv. Ecco le novità per la prossima stagione

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Sono passati ormai diversi giorni da quando Mercoledì 13 giugno intorno alle 20 la lega ha deliberato che il nostro calcio vale (o costa) di più, e nella fattispecie 973 milioni di € a stagione per i prossimi tre campionati. Sparring partner in questa decisione nonché aggiudicatari dell’ultima ed estenuante asta, la ormai ben nota Sky e la new entry Perform.

Quindi rotto dopo quasi un decennio il duopolio Sky-Mediaset Premium che ormai aveva creato una certa zona di comfort per il cliente utilizzatore finale. Zona di comfort totalmente sgradita alla Lega in quanto considerava tale situazione fortemente limitante per lo sviluppo economico del movimento.

Ora cercheremo di spiegarvi per quanto ci è possibile le ragioni e le mosse che hanno portato a tale decisione e sopratutto dove è in che modo sarà possibile seguire, oltre allo stadio che deve essere sempre la prima scelta, ma da chi non ci può andare, da casa la nostra squadra del cuore o in generale il nostro campionato.

Il bando conclusosi ormai 6 giorni fa ha origini lontanissime, infatti l’assegnazione solitamente avviene con 1 anno (e non 2 mesi) di anticipo sull’inizio della competizione in oggetto; detto ciò è ribadito che la Lega aveva deciso che si doveva incassare di più, la prima asta nel giugno 2017 andò deserta salvo una offerta “minima”di Sky. E qui già i primi interrogativi, perché la Lega per un prodotto che nel corso degli anni non ha mai offerto spettacoli da garantire un aumento dei prezzi li pretende ugualmente? Una delle risposte può essere sicuramente l’estrema ricerca di allinearsi al modello inglese, a spingere la Lega in questo caso è stata anche l’opinione pubblica affascinata dai milioni della Premier, ma così facendo il cliente da bar che inflazionava ulteriormente questa volontà finiva per darsi la zappa sui piedi. Il modello inglese è socialmente strutturalmente ed economicamente lontano e diverso dal nostro, vedasi gli impianti sportivi, le proprietà che possiedono le squadre, la cultura del tifo e anche i prezzi ed il mercato delle pay tv.
Il cliente medio che sbandiera tanto la volontà di vedere le partite in tv come accade in Inghilterra forse non sa che abbonarsi ad una pay tv costa di più, il mercato è più variegato in quanto ci sono diversi operatori (e di conseguenza occorre fare un puzzle per avere una offerta completa di sport) e soprattutto i diritti tv della premier prevedono che ben 4 match su 10 per turno non vengono trasmessi da nessuna tv al mondo, e quindi occorre sborsare profumatamente per andare allo stadio oppure aspettare impazientemente gli higlights a svariate ore dal termine del match. Sicuri che sia questo il modello che vogliamo?

Nei giorni prossimi al verdetto, al modello inglese si è affiancato quello Francese dove Mediapro (vi dice qualcosa?!) ha acquistato per la cifra record di 1.4 miliardi all’anno i diritti del massimo campionato (non di certo tra i più spettacolari). Acquisto reso possibile anche grazie ad un mega accordo con Bein sport, la quale è la tv di proprietà dello sceicco Al Khelaifi, proprietario del Psg; vi immaginate se in Italia ad esempio Agnelli diventasse proprietario oltre che della Juventus anche di una tv e questa tv foraggiasse abbondantemente la Lega, quale sarebbe la dietrologia che si scatenerebbe ogni qual volta se ne presentasse l’occasione? Anche in questo caso, è questo il modello che vogliamo seguire?

Fatta questa doverosa escursione sui territori stranieri, torniamo agli affari di casa nostra, e con la nostra macchina del tempo ci fermiamo a Febbraio quando entra in gioco un attore fino ad allora sconosciuto, tale Mediapro. Mediapro è una società spagnola che detiene i diritti del massimo campionato spagnolo, che in Italia si è presentata in qualità di intermediario indipendente e in quanto tale si era aggiudicato la seconda asta per i diritti della serie A per la cifra record di 1 miliardo e 50 milioni a stagione. La qualifica di Intermediario limitava però il compito degli spagnoli alla sola rivendita agli operatori interessati del prodotto senza nessuna iniziativa privata, come la creazione di un canale ad hoc oppure la costituzione di una linea editoriale autonoma e così via. In poche parole la Lega vendeva a Mediapro la quale doveva rivendere ai vari Sky Premium Tim ecc sperando di ottenere dalla rivendita più di quanto speso e non potendo agire in autonomia in quanto vietato dalla legge Melandri che regolamenta tutta la questione. Ma i diritti ormai le erano stati assegnati, Mediapro ha provato a forzare la mano ma è stata bloccata dal tribunale di Milano attivato da una causa di Sky che appunto mirava a mettere in luce le forzature regolamentari di Mediapro.
A quel punto gli spagnoli avrebbero dovuto presentare tutta una serie di garanzie patrimoniali ed economiche derivanti dall’assegnazione di febbraio.
Ma come potevano spendere quella cifra senza fare come volevano? È questo il grande bluff di Mediapro, acquistare sperando di aggirare le leggi, beh complimenti.

A questo punto palla che ripassa alla Lega la quale da una parte sa che sul mercato esisteva un player disposto a pagare tali cifre ma dall’altro sa che gli unici interlocutori seri e concreti potevano essere i vari Sky Mediaset e la sconosciuta (in Italia) Perform, a loro andava richiesto lo sforzo economico per uscire da questa fase di stallo.

E così arriviamo al terzo e ultimo bando, quello di fine maggio, un bando che ha prodotto come detto in principio 973 milioni a stagione derivanti dalle offerte di Sky e Perform.

Ma vediamo nel dettaglio questo risultato, la differenza sostanziale sta nel fatto che nel passato venivano venduti e acquistati determinati pacchetti di squadre e si era vincolati a trasmetterle su una piattaforma predefinita (Sky acquistava solitamente tutte e 20 le squadre per il satellite e Mediaset un blocco di 8 o 12 per il digitale terrestre, grossomodo tutto si esauriva li), per pretendere più soldi la Lega però ha dovuto cambiare questo sistema andandone a creare un altro che garantiva più esclusività alle varie partite e maggiore libertà di movimento per chi le acquistava in modo da poter massimizzare i ricavi.
Risultato, il weekend di serie A si spalma tra 8 fasce orarie differenti: sabato ore 15 ore 18 e ore 20:30; domenica 12:30 tre match alle 15 una alle 18:00 e alle 20:30, ed infine monday night alle 20:30 del lunedì. A questo punto Sky e Perform avevano l’obiettivo non più di acquistare le squadre ma bensì le fasce orarie all’interno delle quali si svolgono le partite, con l’opportunità di trasmetterle su qualsiasi pittaforma si voglia (nello specifico caso di Sky su satellite ma anche sulle novità tramite fibra e digitale terrestre). A questo punto si potrebbe pensare, bene, basta Sky o Perform acquistano tutte e 10 le fasce e vedremo in santa pace tutto il campionato, e invece no, per evitare l’intervento dell’antitrust e la creazione di un monopolio la Lega ha deciso che al massimo un operatore possa acquistare fino a 7 slot orari lasciando gli altri 3 ad un altro operatore, riservando poi alla libera intenzione dei players l’opportunità di scambiare tra di loro i pacchetti acquistati scongiurando il fantasma del doppio abbonamento per vedere tutta la serie A, oltre quello allo stadio.

In definitiva infatti al momento su Sky si potranno vedere i match che andranno in onda alle 15 del sabato, alle 18 del medesimo giorno poi 2 match su 3 delle ore 15 della domenica sempre della domenica si vedrà il match delle 18 e delle 20:30 più quello del lunedì sera sempre alle 20:30.

Su Perform (che sfrutterà l’applicazione DAZN tra poco disponibile su Smart tv tablet cellulari pc e console) si vedrà la partita del sabato alle 20:30, della domenica alle 12:30 e una delle ore 15 sempre del turno domenicale.

Compito delle tv sarà anche quella di stabilire, nei limiti imposti dal bando, quali match saranno inseriti nei vari slot orari.
C’è comunque speranza di un accordo tra Sky e Perform che permetta ad entrambe di avere un’offerta più completa e quindi più facilmente convogliabile verso un cliente che opterà solo su di una di esse.

Infine chiosa finale su la tv di Stato, la Rai, grande polemiche sono sorte quando in un primo momento sembrava delinearsi la scomparsa della trasmissione storica 90esimo minuto. Bene, rischio scongiurato ma ci chiediamo oltre che pretendere a Lega e consumatori La Rai cosa ha mai fatto per la crescita della serie A in questi anni?!

Detto ciò per chi ne ha la possibilità prima opzione abbonamento allo stadio!

Davide Tranchida

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Corrado Franco

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